Castelvetrano: 765.000 euro di risarcimento per sangue infetto, dopo dodici anni…

8 gennaio 2019 di Egidio Morici

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E’ morto nel 2007 a Palermo, all’età d 61 anni, dopo aver contratto l’epatite per le trasfusioni durante il ricovero all’Ospedale Civico. Nel 2018 i familiari vincono in Appello la causa di risarcimento: 765 mila euro.
 
L’emotrasfusione praticata all’ammalato, nel 1985 aveva infatti avuto una lenta evoluzione sfociata, nel 2006, in cirrosi epatica ed altre patologie, compreso un epatocarcinoma.
 

In questo secondo grado di giudizio, il ministero della Salute si era appellato alla prescrizione, ma i giudici hanno considerato tempestiva la richiesta di risarcimento degli eredi, avanzata nel 2009: “… il decesso del congiunto emotrasfuso integra omicidio colposo, reato a prescrizione decennale (alla data del fatto)”. In primo grado era stata riconosciuta soltanto l’invalidità temporanea e non anche il danno subito dal loro familiare nella sua accezione di danno biologico, morale ed esistenziale.
 
Il ministero non ha fatto ricorso in Cassazione e la sentenza è passata quindi in giudicato.
 
Nello specifico, è stato riconosciuto alla moglie un risarcimento di 220 mila euro ed alle figlie uno di 200 mila euro ciascuna. Somme che, attualizzate alla data della sentenza con i relativi interessi legali, sono diventate rispettivamente 257.471,41 euro e 234.064,92 euro. Alle quali va ad aggiungersi un ulteriore importo di 39.489,30 a titolo di danno non patrimoniale in proporzione alla durata di effettiva sopravvivenza rispetto all’aspettativa di vita.
 

“E’ il giusto ristoro alla moglie e alle due figlie della vittima – ha commentato l’avvocato John Li Causi – Un percorso difficile contro il ministero della Salute che nel processo ha fatto quanto nelle sue possibilità per negare il risarcimento del danno alle clienti. L’ottenimento del giusto riconoscimento del danno può essere molto complicato ed articolato. Si tratta di sofferenze che i familiari patiscono in via indiretta, costretti a cambiare radicalmente il proprio stile di vita e i propri rapporti personali con il congiunto che è stato colpito da un evento così grave. Il diritto al risarcimento del danno in questi casi – ha aggiunto – non riguarda infatti solo l’ammalato, ma anche i familiari che, gioco forza, subiscono soprattutto a livello psicologico le conseguenze di una grave disgrazia come quella capitata a queste clienti che, non solo hanno dovuto convivere con un padre/marito ammalato di epatite C, vederlo ammalarsi di tumore e spegnersi lentamente. Ma hanno dovuto anche lottare contro uno Stato che al posto di assumersi le responsabilità di quanto accaduto, ha invece opposto la più estrema difesa per negare il giusto risarcimento agli eredi”.
 

Egidio Morici per TP24.it

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