Castelvetrano. Non ci sono radiazioni nella “Gomorra” del Belvedere

8 gennaio 2019 di Egidio Morici

Radioattività Belvedere Castelvetrano
 

Non ci sono radiazioni alle cave del Belvedere. Dopo sei anni dal servizio che avevamo realizzato nel 2012 (clicca qui per rivederlo), siamo tornati negli stessi luoghi con un contatore Geiger.
Nel tempo, l’insistenza di voci su particolari rifiuti interrati che provocherebbero emissioni radioattive, ci ha spinto a fare queste misurazioni in tutta l’area.Le immagini di questo servizio, realizzate il 31 dicembre scorso, rispondono finalmente in modo concreto ai dubbi relativi alla presenza di presunte scorie nucleari sepolte insieme ad altri tipi di rifiuti nelle cave ormai riempite.
Chiaramente non siamo nelle condizioni di poter fornire delle rassicurazioni ufficiali, dal momento che questa passeggiata con il Geiger portatile non può certo avere i crismi dell’ufficialità. Però è un punto di partenza che speriamo possa ridimensionare i dubbi trasformatisi poi in convinzioni da leggenda metropolitana che per anni (anche prima del nostro intervento del 2012) hanno attraversato quei terreni così vicini alle abitazioni dell’Istituto Autonomo Case Popolari.
 
L’assenza di radiazioni non fornisce però alcuna risposta sull’eventualità che nelle cave possano essere sepolti, oltre a materiale edilizio di risulta, anche rifiuti tossici. Quelle sono risposte che costano, perché ci vogliono attrezzature.
Nel giugno del 2012, dopo il nostro video, dopo le firme del “Comitato di quartiere Belvedere” e le tante richieste di intervento, il comune aveva fatto un sopralluogo nella “Gomorra del Belvedere”, insieme al dottor Filippo Giglio, direttore dell’area tecnica del laboratorio Cada, acronimo di Chimica applicata depurazione acque, che si occupa di monitoraggio ambientale, per avere un’idea sull’entità e la pericolosità di questo cimitero di rifiuti e soprattutto dei relativi costi di bonifica. La relazione dei tecnici però si limitò alla caratterizzazione dell’enorme massa di rifiuti osservati sulla superficie. Ovviamente i costi per andare oltre sarebbero stati proibitivi per qualsiasi comune. E se lo erano allora, figuriamoci oggi, col dissesto finanziario che sembra avvicinarsi sempre di più.
 
Qualche settimana fa, la deputata 5 Stelle Valentina Palmeri aveva fatto un suo sopralluogo con gli attivisti del movimento e ha scritto al presidente della Regione Musumeci e a tutti gli enti preposti per chiedere di fare luce sulla questione.
Sappiamo già come andrà: istituzionalmente, verranno chieste le spiegazioni al comune. Poi si farà un altro sopralluogo, ma non ci saranno i soldi per poter caratterizzare i rifiuti seppelliti nelle cave.
Intanto la Procura di Marsala, negli anni aveva aperto più di un’inchiesta. Sì, perché in quella zona i rifiuti sono tanti e non si trovano soltanto dentro le cave; una grossa quantità sta in superficie e ciò che obiettivamente preoccupa di più è l’eternit: coperture per tetti, recipienti, centinaia di pezzi spaccati e sbriciolati che ogni anno qualcuno brucia insieme al resto.
Inchieste di cui non si sa molto. Certo, i reati ci sono. Ma gli autori? Ignoti.
 
Ad ogni modo, forse sulle radiazioni si può tirare un sospiro di sollievo. Ma anche coi sospiri bisogna andarci piano: l’amianto non è molto distante dalle finestre delle palazzine.
E la domanda del 2012 purtroppo è ancora attuale: cosa c’è li sotto?
 

Egidio Morici per TP24.it

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