Il flop del corteo per Castelvetrano. L’orgoglio non basta, ci vogliono i soldi

18 gennaio 2019 di Egidio Morici

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Secondo l’auspicio del comitato Orgoglio Castelvetranese che l’ha organizzato, avrebbero dovuto esserci associazioni, commercianti, agricoltori, sportivi, sindacati, Club service, artigiani, amministrazioni pubbliche… Invece è stato un flop.
 

C’erano solo le scuole. Anzi, gli studenti. “La scuola non c’entra – ha affermato la preside Tania Barresi, che dirige il liceo classico, lo scientifico e quello delle scienze umane – i ragazzi hanno previsto un’assemblea d’istituto, al termine della quale sono stati licenziati”.
 

Che scopo aveva il corteo? Lo aveva scritto il comitato in un comunicato stampa: “E’ quello di gridare forte ancora una volta l’avversione al fenomeno mafioso”. Peccato che sia il corteo del 16 giugno scorso che questo del 15 gennaio, di antimafia non hanno avuto proprio nulla.
 
E anche questa volta, con lo stesso tipo di ambiguità,i veri motivi sono stati preceduti con un “ma anche”. Il comunicato stampa continua infatti così: “ma anche la denuncia della comunità castelvetranese contro i gravi disagi sociali che da tempo è costretta a subire”.
 
Ma per colpa di chi? Ecco la risposta: “Ciò anche in virtù di una costante rappresentazione mediatica dei fatti negativi, a discapito delle molteplici eccellenze ambientali e culturali che contraddistinguono il territorio del più importante centro della Valle del Belìce”.
 

Il problema però non sta nell’immagine, ma nei soldi che non ci sono. E non ci sono soprattutto a causa di un disavanzo da più di 27 milioni di euro che si è creato qualche mese fa, dopo che la Corte dei Conti si era accorta dell’enormità dei cosiddetti “residui”. Si tratta di crediti praticamente inesigibili, ma che negli anni erano stati messi a bilancio come se lo fossero. Aggiungendo a questo disavanzo altri debiti di diversa natura, purtroppo il dissesto finanziario diventa sempre più vicino.
 

Ad ogni modo, la manifestazione c’è stata, pur senza cartelli e striscioni, tranne quello col nome del comitato ed un altro con la scritta provocatoria “Castelvetrano cancellata”. Ci sono stati anche gli slogan diretti dai soci di Orgoglio Castelvetranese, urlati dalle primissime file, sussurrati dalle seconde ed assenti dalle terze in poi: “Uniti per Castelvetrano!”, “Hip-hip… urrà!”, “Giù le mani dall’ospedale!”.
 
Ecco, alla fine il tema principale è stato questo: l’ospedale ed il suo probabile declassamento a causa della nuova rete ospedaliera regionale. Un tema che però è stato inserito dall’avvocato Franco Messina, vicepresidente del comitato, in un ambito persecutorio più ampio: “Castelvetrano città cancellata dalla mafia e dallo Stato – ha affermato il penalista – Siamo ormai considerati tutti mafiosi, tutti evasori, tutti punibili, anche le persone per bene. Vogliono distruggere la città, non offrendo più servizi di nessun tipo, dandoci addosso, perché siamo tutti mafiosi”.
 
Ed il gruppetto degli studenti più ammirati: “Bravo! Pro-fe-sso-re! Pro-fe-sso-re! Pro-fe-sso-re!”.
 
L’avvocato ha poi proseguito: “Io ho insegnato 38 anni di legalità nelle nostre scuole. Sono profondamente deluso, perché 38 anni di progetti di legalità non sono bastati a difendere Castelvetrano da chi l’attacca ingiustamente”.
 

C’era anche Luciano Perricone, uno dei candidati sindaci sostenuti dall’ex primo cittadino Felice Errante alle amministrative sospese del 2017. Il suo Movimento Libero e Indipendenti aveva aderito con una nota pubblica alla manifestazione di martedì scorso, ma (forse per un problema di comunicazione interna) ci ha detto che era lì soltanto come cittadino. Gli abbiamo chiesto che ne pensasse di questo corteo ed ha riposto che “è bene chiedere a gran voce il benessere dei cittadini allo Stato che deve garantirlo”. Gli abbiamo anche chiesto dell’atmosfera elettorale che molti hanno intuito in questo comitato. “Se esprimeranno dei candidati – ha risposto – che ben vengano. Li rispetterò come, ritengo, rispetteranno me. Mi auguro che per le prossime amministrative, sarà una competizione leale e corretta, dove si parlerà di futuro e non di passato”.
 

Non c’era invece Gianni Pompeo, ex sindaco fino al 2012. Aveva partecipato al corteo del 16 giugno, ma a questo no. L’abbiamo incontrato nel sistema delle piazze, sull’uscio del Circolo della Gioventù, chiedendogli perché stavolta non si sia trovato insieme agli altri: “Ho condiviso le ragioni del corteo del giugno scorso, in cui i castelvetranesi hanno manifestato perché stanchi di essere considerati mafiosi. Lì ho registrato una buona partecipazione del tutto spontanea. Ma dopo, credo ci siano state delle strumentalizzazioni che hanno deviato molto dalle motivazioni iniziali. Lo testimonia oggi l’assenza di partecipazione della società civile”.
 
E sull’ospedale ha detto: “Ho già contestato in passato, l’acredine che viene portata avanti in questa battaglia sull’ospedale. L’unica arma vincente però è la Rete Territoriale di Emergenza, perché si potrebbe salvare la rianimazione. Questo è un aspetto che manca nel documento che hanno inviato a Mattarella, anche se è compreso in una legge regionale, annessa al 118, che esiste già. Quando fu approvato il piano di emergenza io ero sindaco ed ho partecipato come Anci alla relativa conferenza regionale. Oggi però ho visto più acredine ed impegno politico, che una reale volontà di mobilitazione popolare in difesa dell’ospedale”.
 

Alla fine il presidente del comitato Orgoglio Castelvetranese, Antonio Colaci, in una nota, se l’è presa addirittura con gli insegnanti. Secondo Colaci, molti avrebbero boicottato la manifestazione, “non avendo saputo valutare il grande effetto educativo della partecipazione degli studenti ai fatti che riguardano il territorio in cui vivono e si formano”. E tra questi fatti, al primo posto, ha messo “la manifestazione della propria ferma avversione al fenomeno mafioso”.
 
Insomma, l’allergia a chi non è allineato all’orgoglio-pensiero cresce. E rischia perfino di trasformarsi in accuse di inerzia nell’avversione alla mafia.
 
Ma l’impegno antimafia del comitato (che dovrebbe essere da esempio) resta ancora poco conosciuto. E dire che le occasioni per manifestare la loro posizione non sono certo mancate. Gli arresti e le condanne, anche definitive, per mafia hanno scandito un tempo abbastanza lungo.
 
Dare la colpa di questo silenzio agli insegnanti, sarebbe come dare la colpa delle buche e della mancata illuminazione alla commissione straordinaria o allo Stato.
 

Arriverà il momento di rinascere? Forse il risanamento potrà esserci solo se la nuova politica avrà il coraggio delle vere riscossioni coattive, dei pignoramenti e dei provvedimenti impopolari per tutti.
 
Perché se non si pagano le tasse (soprattutto quelli che potrebbero e non lo fanno), non si possono riparare le buche, accendere i lampioni o riscaldare le scuole.
 

Egidio Morici per TP24.it

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