Tre cuccioli avvelenati a Selinunte, ecco come sono stati salvati

4 gennaio 2019 di Egidio Morici

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Avvelenati con un potente lumachicida, tre cuccioli sono stati salvati dall’Enpa. Ad accorgersi delle convulsioni di uno degli animali, proprio davanti il parco archeologico intorno alle tredici e trenta di venerdì, è stata Federica Cataldo, in vacanza per le feste natalizie a Marinella di Selinunte.
 

Dopo aver chiamato i vigili urbani, ha portato i cuccioli in canile con la propria macchina, dove ad attenderla c’erano due veterinari dell’Asp che hanno subito prestato un primo soccorso.
 
Dopodiché, con l’intervento dei volontari dell’Enpa, i cuccioli sono stati trasferiti presso il Centro Veterinario Darwin per le cure necessarie.
 
Sono stati gli avvelenamenti degli ultimi giorni dell’anno, anche se in questo caso tutto è finito bene. Il 2018 però non è stato molto clemente con i cani randagi, se pensiamo che tra quelli uccisi dal veleno e quelli fatti sparire per sempre (o andati a morire chissà dove), si è chiuso con 13 casi. E si tratta soltanto di quelli emersi e documentati: nel febbraio scorso, due di loro furono trovati morti avvelenati, in via Cavallaro. Facevano parte di un gruppo, insieme ad altri tre cani, mai più trovati. Mentre a metà marzo, sempre davanti il parco archeologico, il veleno ne uccise un altro ed altri sei sparirono nel nulla. L’Enpa ne riuscì a salvare uno (Geko), che oggi è stato adottato da una famiglia di Pavia.
 

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Questi cuccioli, invece ce l’hanno fatta. Non è stata una cosa semplice, visto che erano in tre. Ma la presenza di più medici veterinari e l’aiuto dei volontari sono stati determinanti per salvarli da una morte che è tra le più atroci.
 
“Per la metaldeide, usata come esca per le lumache, non esiste antidoto – spiega il dottor Giuseppe Roma, del Centro Darwin – Si tratta di una sostanza tossica molto pericolosa che, dopo un periodo di intense convulsioni, porta gli animali a morire per insufficienza respiratoria, tra indicibili sofferenze. Gestire bene questi casi richiede la presenza di più persone, tra medici ed assistenti, per un periodo che può protrarsi oltre le 36 ore. A quest’intervento hanno partecipato tre medici veterinari della nostra struttura, ma senza il supporto dei volontari Enpa, molto di quello che è stato fatto non sarebbe stato possibile. Anni di collaborazione hanno permesso di eseguire tempestivamente procedimenti complessi, come lavaggi gastrici e clisteri per allontanare il veleno dallo stomaco e dal retto dei cuccioli. E proprio in pieno periodo festivo, durante il ricovero, ho visto un gruppo veramente nutrito di volontari alternarsi anche di notte con impegno e dedizione”.
 

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Federica era già tornata a Milano, quando ha appreso che i cagnolini erano finalmente fuori pericolo. “Sono stata più di due giorni attaccata al telefono con i volontari dell’Enpa che mi davano tutti gli aggiornamenti. Il fatto che questi piccolini siano stati strappati ad una morte atroce e che adesso siano pronti per essere adottati è per me un inizio d’anno bellissimo. Davvero non riesco a comprendere come possano esserci persone così cattive e vigliacche da voler uccidere degli esseri innocenti”.
 

Con un misto di rabbia e felicità, l’Enpa Castelvetrano lancia un appello per un’adozione responsabile di questi cuccioli. “Siamo riusciti a salvarli proprio perché siamo una squadra – ha affermato Barbara, una delle volontarie – e speriamo che qualcuno ci contatti, in modo da regalare una casa ed una famiglia a questi cagnolini che se la sono vista davvero brutta. Mi ha fatto impressione vedere, dopo la lavanda gastrica, dei pezzetti di polipo intrisi di veleno. Chi li ha avvelenati, l’ha fatto addirittura dando loro del pesce”.
 

Intanto, attorno alla zona del parco archeologico è stata eseguita una bonifica da parte del comune: è stata controllata l’area, alla ricerca di eventuali altre esche o bocconi avvelenati.
 

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Chi volesse adottarli, può contattare la pagina facebook “Enpa Castelvetrano”.
 

Egidio Morici per TP24.it

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