Triscina, la posidonia andava smaltita in discarica. Intanto a Selinunte e a Castelvetrano…

8 gennaio 2019 di Egidio Morici

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“I residui di posidonia non erano pericolosi, ma andavano smaltiti in una discarica autorizzata”. Lo scrive l’Arpa, in una relazione inviata all’assessore regionale all’Ambiente e al territorio, Totò Cordaro, che l’ha allegata ad una risposta scritta inviata a sua volta alla deputata regionale pentastellata Valentina Palmeri. Quest’ultima nell’agosto scorso, aveva chiesto chiarimenti sull’anomalo trasferimento della posidonia da Selinunte in una spiaggia di Triscina, con un’interrogazione parlamentare.
 

A trasferire il cumulo, nel giugno precedente, era stato il Genio civile di Trapani che, dopo le proteste dei cittadini e le intimazioni della commissione straordinaria del comune di Castelvetrano, era tornato sui suoi passi portando i rifiuti nella discarica di Trapani.
 

Interessanti le conclusioni del documento dell’assessore Cordaro: “Agli atti della struttura ambientale dell’Arpa di Trapani non risulta autorizzazione o richiesta di parere riguardo l’operazione di trasferimento dei materiali dal porticciolo di Marinella di Selinunte alla spiaggia di Triscina”.
 
La domanda, come si suol dire, nasce spontanea: è stato un trasferimento abusivo?
 

Ad ogni modo, una cosa è certa: la posidonia estratta dal porto deve essere smaltita in discarica, per il semplice fatto che i cumuli conterranno sempre altri rifiuti di varia natura. Certo, magari non pericolosi, ma pur sempre rifiuti. Considerando anche che quelle stesse foglie di posidonia sono spesso “arricchite” da batteri fecali ed idrocarburi, essendo state estratte da uno specchio d’acqua dove stanno i pescherecci e dove finiscono i liquami fognari quando le elettropompe delle vicine vasche di raccolta non riescono a mandare i reflui verso il depuratore.
 

Una situazione che fa nascere altre domande. Per esempio, la stessa attenzione che giustamente è stata rivolta a quella piccola porzione di spiaggia a Triscina, perché non rivolgerla alla spiaggia attigua al porto di Selinunte? Sembra che nessuno si sia accorto che quel cumulo portato a Triscina, proveniva proprio dalla spiaggia dello Scalo di Bruca. Posidonia estratta dai fondali del porto e lasciata sulla sabbia. Oggi si è mischiata con l’altra posidonia arrivata direttamente dal mare aperto. A separarle ci penseranno le solite mareggiate di scirocco invernali, che porteranno via quella arrivata dal mare, lasciando lì quella tirata fuori dal porto. Il perché è semplice: la massa di posidonia proveniente dal porto è molto compatta rispetto al resto, visto che ci sono passati sopra i mezzi meccanici.
 

Poi ci sarebbe un’altra domanda: il trasferimento temporaneo, nel 2014, di tonnellate di fango di dragaggio dal porto (misto a posidonia e ad altri rifiuti, della stessa specie del cumulo portato a Triscina) in via Manganelli a Castelvetrano, è stato autorizzato?
 
Davvero si pensava ad uno spostamento temporaneo per un futuro “ripascimento” della costa, dopo l’estate?
 
E lo si pensava anche quando l’anno dopo si fece un’altra bonifica, aggiungendo i nuovi cumuli ai precedenti? Nel frattempo in quella massa sono cresciuti arbusti di varia natura. E sono ancora lì.
 
Evidentemente possono rimanere, non danno fastidio ai bagnanti e nessuno se n’è mai preoccupato.
 

Ed infine: nel luglio del 2014 la montagna di melma estratta dal porto era ancora nella spiaggetta attigua. Ed i ragazzini giocavano a spalmarsela addosso, come se fosse un toccasana per la pelle. Nessuno si accorgeva di niente?
 
Perché? Indignazione ad orologeria?
 

Egidio Morici per TP24.it

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