Operazione Mafia Bet. Quei 700 voti di Luppino, da Campobello di Mazara

27 febbraio 2019 di Egidio Morici

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“Gli ho detto ‘avresti fatto il sindaco… però il sindaco che appena sbagliavi di una virgola… tanta… i timpulùna ti li facìa fètere! (ti avrei riempito di schiaffi, ndr)’”.
 

A parlare è il mafioso Antonino Indelicato, condannato definitivamente già nel 1994 per aver fatto parte della cosca di Campobello di Mazara e cognato del boss Campobellese Cinuzzo Urso. Viene intercettato mentre dialoga con Calogero Jonn Luppino, imprenditore e fondatore del movimento politico “Io Amo Campobello”, arrestato qualche giorno fa nell’operazione Mafia-Bet di cui abbiamo ampiamente parlato, insieme a Mario Giorgi (suo zio) e a Francesco Catalanotto.
 

Nel racconto, il destinatario degli schiaffi è invece Gianvito Greco, l’ex candidato sindaco alle scorse elezioni comunali di Campobello di Mazara, allora avversario dell’attuale primo cittadino Giuseppe Castiglione.
 
Sì, perché l’interesse del “movimento politico”, oltre ad essere diretto alla figura di Stefano Pellegrino (ne abbiamo parlato qui), era centrato ovviamente anche nell’ambito cittadino.
 
Nelle intercettazioni dell’operazione Mafia-bet, Indelicato racconta anche di aver detto a Gianvito Greco che se avesse accettato il suo aiuto, gli avrebbe fatto prendere 1600 voti in più. Oltre al fatto che poi tutti i suoi parenti lo avrebbero votato.
 

Luppino concorda: “Certo… è normale! E’ normale… perché appena c’era tutta l’unione… è normale… Ma già solo coi nostri 700/800 voti già lui era sindaco… 700 li levi da là (il sostegno del movimento Io Amo Campobello all’attuale sindaco Castiglione, ndr) e li metti da questa parte (il potenziale sostegno a Gianvito Greco, ndr)… già è finito il cinema…”
 
Indelicato aggiunge: “Mi ha detto ‘minchia… così è?” “allora com’è?! Tu facevi il Sindaco… facevi con le persone affiancate giuste…”.
 
Luppino: “La verità gli hai detto… gli hai detto solo la verità”
 
Indelicato: “Gli ho detto ‘con le persone affiancate giuste…’ dice ‘Ma tu…’ gli ho detto ‘No… io venivo a casa solo per metterti masciddrate (schiaffi, ndr)…’ gli ho detto ‘Perché dentro al Comune neanche ci venivo…” gli ho detto ‘Perché io lo sapevo dove dovevo andare… Gianvì!’ gli ho detto ‘No che ti sei messo dentro a Vincenzo Giardina e a Vanni Palermo e quelli facevano votare per Castiglione e per loro…’ gli ho detto ‘questo lo sapevi?’… mi ha detto ‘Minchia… vero è… dovevo parlare con te…’ gli ho detto ‘Con me dovevi parlare?’
 

 
Luppino: “E a noi non c’ha voluti… quando glielo avevamo detto noi…
 
Indelicato: “Gli ho detto ‘Se tu a me mi avessi detto che volevi fare il sindaco, io intanto…’”
 

Poi, dopo una parte coperta da omissis, Indelicato continua così:
 
“…sarei andato in caserma e ti avrei sminchiato a legnate… gli ho detto ‘perché con me le caserme non le devi nominare’… gli ho detto ‘hai detto che ti è arrivato il proiettile… che ti è arrivata la “fissa” di tua sorella… che ti sono arrivate tutte cose…’ gli ho detto ‘Gianvi’? Se tu a me mi avessi chiamato e mi avessi detto Ni’… il sindaco… io ti avrei portato con me… ti avrei fatto incontrare con cristiani’… gli ho detto ‘avresti preso…’ gli ho detto ‘Vanni PALERMO e Vincenzo GIARDINA quanti voti hanno preso?’ dice ‘trecento voti… quattrocento voti…’ … gli ho detto ‘io lo sai quanti voti ti avrei fatto prendere? 1.600 voti in più!”
 

Ma se Gianvito Greco avesse accettato? Cosa sarebbe successo?
 
I due ne parlano di seguito, nella stessa intercettazione.
 

Indelicato: “Calì… lui se solo fosse venuto da me si sarebbe salvato…”
 
Luppino: “Certo! In quel momento era sindaco se fosse venuto da te… Se fosse venuto da te… e ci sedevamo tutti al tavolino… lui sindaco è…”
 
Indelicato: “Io gli avrei impostato le cose… come le doveva fare…”
 
Luppino: “Lui sindaco era…”
 
Indelicato: “Appena lo chiudevamo… Calì? Appena lo chiudevamo qua dentro… ah?”
 
Luppino: “Che poi noi altri non è che chiedevamo chissà che cosa… Perché noi che abbiamo chiesto mai? Perché a questo (attuale sindaco, ndr) che gli abbiamo chiesto?
 
Indelicato: “Niente!”
 
Luppino: “Questo è stato un fradiciume… noi ‘Senti a me… quattro posti di lavoro… cerca di fare lavorare… lavorare! Non che volevamo soldi! Dobbiamo fare lavorare quattro amici… non dobbiamo fare più niente…”
 

Al momento, in base alle investigazioni svolte finora, non c’è prova che i politici si siano rivolti a Luppino e a Giorgi “perché consapevoli della loro appartenenza mafiosa”, visto che entrambi sono anche imprenditori di rilievo e rappresentanti di un movimento politico locale. Ad oggi, quindi non sarebbe dimostrata la loro consapevolezza sia della “provenienza dei voti – scrivono i Pm – sia delle pretese che i sostenitori alla candidatura avrebbero potuto poi avanzare dopo le elezioni”.
 
Egidio Morici per TP24.it

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