Castelvetrano, la politica che “reagisce” dopo gli arresti

25 marzo 2019 di Egidio Morici

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Una sconfitta.
 
Ancora una volta, la politica non è riuscita ad arrivare prima della magistratura.
 
Certo, almeno una parte della politica: quella a sostegno della continuità, del rifiuto dello scioglimento per mafia, della campagna elettorale fondata sull’avversione ai commissari.
 
Quella politica che ha fatto finta per due anni di non saper dare un nome agli omissis contenuti nella relazione prefettizia firmata dal ministero, come se le cronache fino a quel momento avessero descritto le puntate di una storia di fantasia.
 
L’operazione Artemisia ha visto tra gli altri l’arresto di Luciano Perricone, candidato sindaco alle prossime amministrative e dei suoi principali referenti politici: l’ex sindaco Felice Errante e l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto.
 
E oggi, nei comunicati stampa dei sostenitori manca la presa di distanza, il mea culpa.
 
Gli assessori designati da Perricone poco tempo prima di essere arrestato, hanno infatti diffuso una nota comune in cui, laconicamente, ritirano la loro disponibilità al ruolo designato, augurandosi che “il sig. Perricone presto possa chiarire la sua posizione, provando la sua estraneità a fatti e condotte illecite”.
 
Insomma, nessuno poteva sapere. E ci tengono a precisarlo, autodefinendosi “probabili componenti tecnici ed indipendenti”.
 
Sulla stessa linea, anche la lista di Lo Sciuto e quella di Errante.
 
La prima è Le Ali per Castelvetrano. Esiste dal 2012, ma nel loro comunicato è come se stesse nascendo adesso:
 
“Le persone che si sono adoperate per la realizzazione della nascente lista civica Le ali per Castelvetrano, ripongono la totale e incondizionata fiducia nelle istituzioni e nella magistratura che sicuramente farà chiarezza sui reali fatti legati alla recente operazione Artemisia. Alla luce di quanto accaduto il gruppo ha raggiunto la determinazione di non presentare alcuna lista alle prossime elezioni amministrative”.
 
La seconda è Castelvetrano Futura, nata 5 anni fa da una costola di Errante, i cui appartenenti si dicono “fiduciosi che alcuni degli indagati potranno dimostrare l’assoluta estraneità ai fatti loro contestati”.
 
E’ il solito mantra della fiducia nella magistratura che farà il suo corso. Si dice sempre così. L’aveva detto anche lo stesso Giovanni Lo Sciuto durante un corteo dei dipendenti della Gruppo 6 rimasti senza lavoro dopo la confisca dei supermercati Despar di Giuseppe Grigoli.
 
Gli avevamo chiesto cosa ne pensasse della condanna a 12 anni del politico castelvetranese Santo Sacco.
 
Rispose che c’era ancora in corso il processo d’Appello e che sperava che avrebbe potuto dimostrare la sua estraneità. Poi aggiunse che la città aveva voglia di riscatto e di un percorso di legalità e che era proprio quello il motivo della sua presenza al corteo.
 
Dice la sua anche il comitato Orgoglio Castelvetranese, temporaneamente azzerato dalla sospensione dei suoi pilastri fondamentali, in seguito alla designazione ad assessore del suo vice presidente Franco Messina nella coalizione di Perricone, alla candidatura al consiglio comunale del suo segretario Rosalia Ventimiglia nella lista Le Ali per Castelvetrano e all’attiva presenza del suo presidente Antonio Colaci in Città Nuova (quest’ultima in un’altra coalizione).
 
In un loro comunicato il loro augurio è che “ai candidati usciti da Orgoglio Castelvetranese sia data la possibilità di continuare ad agire nell’interesse di tutta la comunità castelvetranese, anche svolgendo gli incarichi che auguriamo loro di assumere nell’ambito della futura amministrazione.”
 
Ecco, si può sempre fare un passo avanti per un altro candidato sindaco. Un passo che però il segretario Ventimiglia non farà, avendo già annunciato il suo ritiro dalla scena politica castelvetranese.
 
Diverso l’approccio del circolo locale del Partito Democratico, che in una nota scrive: “La Città si sveglia frastornata, ma non stupita, considerato quanto accaduto negli ultimi anni: dallo stravolgimento della maggioranza uscita dalle urne nel 2012, fino al commissariamento per mafia, passando per la vicenda Giambalvo e le dimissioni del Consiglio Comunale”.
 
Anche Antonio Gandolfo, coordinatore provinciale di Articolo Uno, è molto diretto sull’operazione Artemisia:
 
“È la conferma dell’inquinamento della politica nella città di Castelvetrano, già oggetto di provvedimento per lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose – scrive in una sua nota – Le imminenti elezioni amministrative rappresentano il banco di prova sul quale si potranno misurare le volontà politiche per recuperare un rapporto costruttivo con le energie sane della città, per impegnarsi nella costruzione di una nuova Castelvetrano finalmente libera da tutte le logge segrete che l’hanno distrutta”.
 
Infine, La Sinistra per Castelvetrano considera i reati addebitati in quest’operazione non episodi isolati, ma strutturali: “Peppino Impastato, Pio La Torre lo hanno insegnato a generazioni di uomini e donne. Oggi è necessario rilanciare, a partire da un luogo di frontiera come Castelvetrano, la lotta contro il malaffare e il suo sodalizio quale parte essenziale per costruire una nuova società”.
 
Claudio Fava potrebbe aver ragione a considerare rischioso il ritorno al voto in queste condizioni di incertezza democratica. E ragione da vendere quando dice che non si può lasciare alla sola magistratura e alle forze dell’ordine il compito di intervenire.
 
Ci si chiede però se un ulteriore periodo di tempo comporterebbe invece una maggiore possibilità che il sistema, pur orfano di alcune sue guide, possa riorganizzarsi. Magari ripresentandosi con una buona maschera.
 
Egidio Morici per TP24.it

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