Quando la loggia di Castelvetrano commentava le inchieste di Tp24…

23 marzo 2019 di Egidio Morici

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E’ come se Tp24, con i suoi articoli avesse pestato un formicaio.
 
Le nostre pubblicazioni del giugno 2016 produssero infatti una considerevole attività frenetica, monitorata dalle cimici degli inquirenti.
 
Nelle carte dell’operazione Artemisia di ieri, gli inquirenti scrivono:
 
“Le reazioni registrate provenivano da parte di tutta le cerchia di persone vicine a LO SCIUTO nei confronti delle quali questa PG aveva in corso attività tecnica di intercettazione.”
 
All’ordinanza del Gip sono stati allegati quattro articoli del 2016:
 
“L’abitudine di essere massoni. I 500 ‘fratelli’ della provincia di Trapani”, pubblicato il primo giugno;
 
“Castelvetrano capitale della massoneria. Ecco tutti i nomi degli iscritti e gli intrecci”, pubblicato il 10 giugno;
 
“Castelvetrano e gli iscritti alla massoneria. Tante reazioni alla nostra inchiesta”, pubblicato il 15 giugno;
 
“Castelvetrano, quando l’antimafia convive con la massoneria”, pubblicato il 4 luglio.
 
La fibrillazione maggiore si è avuta il 10 giugno, dopo la pubblicazione dei nomi degli iscritti e degli intrecci.
 
08,30
 
A sole due ore dalla pubblicazione, il massone Enzo Chiofalo, oggi ai domiciliari (nominato vicesindaco nella giunta Errante) chiama al telefono il dottore Nicola Miceli (del quale avevamo parlato nell’articolo).
 
Miceli risponde subito con una battuta: “Vincenzo, anche per te la nomination”. E poi lo invita a leggere Tp24, perché c’era la “nomination” di entrambi e quella “di tanti altri cristiani”.
 
08,44
 
Giuseppe Berlino (ex consigliere comunale, oggi in carcere) riceve una telefonata dalla moglie che gli chiede se ha letto Tp24. Non l’ha ancora letto, quindi lo legge e la richiama, commentando: “Allucinante”.
 
“I due però si rallegravano – si legge nell’ordinanza di custodia – del fatto che non forse apparso il nome di Berlino”.
 
Allegria durata meno di un mese, quando Tp24, il 4 luglio successivo pubblica un altro articolo dove vengono citati altri nomi, compreso il suo.
 
Una sottolineatura particolare – scrivono gli investigatori – i due la facevano a questo passaggio contenuto nell’articolo: Negli elenchi troviamo anche il “fratello di un fratello”. Si tratta di Antonino Lo Sciuto. Un“fratello” della loggia “Hipsas” del Grand Orient de France, che però è anche il fratello del deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, componente della Commissione Parlamentare Antimafia della Regione Siciliana e “nuovo alleato” del sindaco Errante, facendo parte entrambi da un po’ di tempo dello stesso partito.
 
Immediatamente dopo
 
Berlino chiama Luciano Perricone (allora consigliere comunale, oggi ai domiciliari, dopo la sua candidatura a sindaco sia per le elezioni mancate del 2017 che per quelle del prossimo 28 aprile).
 
BERLINO G.: Vatti a leggere Tp24
 
PERRICONE L.: Uhm
 

 
BERLINO G.: Minchia, vai a leggerti questa cosa e ri… troppo bello è quest’articolo che c’è
 
PERRICONE L.: Sì, ci sto andando, dai, ci sentiamo più tardi Pinù
 
Nel pomeriggio, invece
 
Isidoro Calcara (collaboratore di Lo Sciuto, arrestato nella stessa operazione) e Vincenzo Riccobono (cognato dell’ex deputato) si incontrano nella segreteria politica.
 
RICCOBONO: … c’è il nome di Nino Lo Sciuto, il fratello del’onorevole Lo Sciuto
 
CALCARA: Ma scritto lì è?
 
RICCOBONO:
 
CALCARA: Ma che fa, non è niente di…
 
RICCOBONO: Sì, la minchia! Compà questo peggio delle iene, le iene…
 
CALCARA: Ma chi è che l’ha scritto?
 
RICCOBONO: Un giornalista, ti pi ventiquattro acca venti… ti pi ventiquattro
 
CALCARA: Ti pi
 
RICCOBONO: A Trapani
 
CALCARA: Ah! Chi l’ha scritto “DRU MERDA, ce l’ha con Giovanni questo e…
 
RICCOBONO: Minchia, proprio sottolineato
 
CALCARA: Minchia, l’altro giorno a Bruxelles con questo ci siamo visti
 
L’epiteto è riferito in realtà al direttore della testata, Giacomo Di Girolamo, che i due ritengono essere anche l’estensore dell’articolo. Ed in effetti in quei giorni Di Girolamo si trovava proprio a Bruxelles dove, in aeroporto, aveva notato Giovanni Lo Sciuto con i suoi accompagnatori e aveva parlato con qualcuno di loro.
 
Anche Riccobono e Calcara, nella segreteria di Lo Sciuto a Castelvetrano, si soffermano sulla parte dell’articolo che più li colpisce: “Negli elenchi troviamo anche il fratello di un fratello, si tratta di Antonino Lo Sciuto…”.
 
E commentano così:
 
RICCOBONO: “Minchia, pesante è compare”
 
17,54
 
Lo Sciuto chiama Gaspare Magro, (il commercialista oggi arrestato insieme a lui) “chiedendogli se avesse letto l’articolo sulla massoneria e se avesse capito – scrivono gli investigatori – quale fosse il fine che si prefiggeva chi lo aveva scritto”.
 
Magro rispondeva che “questi elenchi erano già nelle mani degli organi inquirenti e che l’utilizzazione giornalistica non lo preoccupava più di tanto, anzi riteneva che il giornalista avesse fatto chiarezza su chi apparteneva o no alla massoneria. E che il fine del giornalista era quello di capire se la massoneria condizionasse la pubblica amministrazione”.
 
Lo Sciuto, si legge sempre nell’ordinanza di custodia, implicitamente confermava che era propria quella la finalità che lo preoccupava di più.
 
Alla fine la raccomandazione è di stare attenti.
 
LO SCIUTO: Stiamo con gli occhi aperti. Non devi fare niente, stiamo con gli occhi aperti, solo questo.
 
MAGRO: Ma io con chi mi frequento Giovà. Lo sai chi mi frequento io?
 
LO SCIUTO: Con Martino
 
MAGRO: Martino, con te e con tuo fratello
 
22,39
 
Chiofalo viene chiamato dal titolare della pizzeria dove si incontrano di solito Lo Sciuto e gli amici massoni, chiedendogli cosa ne pensasse dell’articolo di Tp24.
 
E Chiofalo rispondeva: “Giornalismo di bassa lega”.
 
Quella del 10 giugno 2016 è stata una giornata lunga, fatta di incontri e di dialoghi telefonici. Ed è facile intuire che siano stati molti di più rispetto a quelli registrati dalle microspie degli investigatori.
 
Egidio Morici per TP24.it

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