Triscina. Dopo l’abusivismo e le sanatorie truccate, oggi la legge è uguale per tutti

19 marzo 2019 di Egidio Morici

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Proseguono le demolizioni, nonostante i numerosi ostacoli: dai ricorsi dopo gli avvisi di sgombero, alle scelte sbagliate dell’impresa aggiudicatrice nel subappaltare lo smaltimento degli inerti.
 
Ostacoli che purtroppo hanno riguardato anche lo stesso commissario straordinario che ha disposto gli abbattimenti, raggiunto qualche settimana fa da una lettera minatoria in cui si esternano propositi di vendetta.
 
Sulla vicenda, regolarmente denunciata alle forze dell’ordine, il dottor Salvatore Caccamo non ha voluto dire di più, dal momento che coinvolge anche i propri familiari.
 
Non c’è dubbio che, sul caso Triscina, sia stato coraggiosamente scardinato un immobilismo che durava da quasi 40 anni. Perché la commissione non si è limitata soltanto a disporre l’abbattimento di quei 170 immobili entro i 150 metri dal mare che erano già stati accertati, ma è andata oltre, facendo in modo che il provvedimento possa riguardare tutti coloro che hanno costruito contro legge. E tra questi ci sono anche coloro che contavano su una sanatoria praticamente truccata.
 
Insomma, oltre a buttare giù le case, hanno rivolto la loro attenzione anche a coloro che nel tempo hanno goduto di coperture importanti.
 
In quelle ulteriori 273 case abusive, sanate illegittimamente, venute fuori dal confronto tra le ortofoto del 1978 e del 2012 (ne avevamo parlato qui), rientrano infatti anche diversi immobili delle lottizzazioni Volpe e Quartana.
 
In sostanza, come ci si poteva aspettare, a subire le demolizioni non saranno soltanto 170 ex proprietari (in questa prima fase, si stanno svolgendo gli abbattimenti dei primi 85 immobili), ma anche coloro che per salvare la propria casa al mare, come si suol dire, hanno fatto carte false.
 
Certo, i tempi non saranno brevi, ma è un iter che ha ricevuto un input fondamentale.
 
Ironia della sorte, nel settembre scorso, anche il presidente dell’associazione “Triscina Sabbia d’Oro” Biagio Sciacchitano aveva parlato di “annientare il marciume che si annida all’interno della pubblica amministrazione”, chiedendo di “accertare la legalità delle lottizzazioni Volpe e Quartana, ma anche delle altre” (ne avevamo scritto qui).
 
“In passato – ha affermato il commissario Caccamoil consiglio comunale aveva adottato una delibera che era stata ritenuta legittimante delle due lottizzazioni Volpe e Quartana, all’interno delle quali però è noto che sono stati realizzati degli immobili abusivi. L’Assessorato Territorio e Ambiente l’aveva infatti contestata, ritenendola un titolo non validante”.
 
Nel 2014 però, riprendendo una delibera di consiglio comunale del 2011, Luciano Perricone (allora presidente della Commissione consiliare Urbanistica e oggi candidato sindaco alle prossime amministrative di aprile), chiese all’allora sindaco Errante di fare un esame storico-giuridico degli atti dal 1994 in poi, in modo da poter elaborare il nuovo piano regolatore “sulla base di conoscenze certe in ordine all’attuale regime urbanistico vigente a Triscina”.
 
E per farlo, Errante affidò l’incarico all’avvocato Giovanni Lentini, oggi nella squadra di assessori presentati dal candidato sindaco Perricone.
 
Pochi giorni fa invece, la commissione ha modificato con una propria delibera le modalità per gli interventi edilizi di Triscina. Modalità che erano contenute in una delibera di giunta del luglio 2009, scaturita dall’atto di indirizzo del consiglio comunale in cui le concessioni edilizie potevano essere rilasciate se “esisteva idonea sede stradale carrabile e di pubblico transito, rete idrica, pubblica illuminazione, rete elettrica e rete fognaria”.
 
La commissione ha rilevato che ancora oggi, a parte via del Mediterraneo e la Circonvallazione, il sistema viario interno è “privo di idonei percorsi pedonali, viari e di parcheggi”. Stessa cosa per l’impianto di illuminazione. E non parliamo della pubblica fognatura che, come è noto, non esiste.
 
Queste carenze, insieme all’edificazione indiscriminata, esporrebbero Triscina “al concreto rischio di ulteriore e definitiva compromissione dei valori urbanistici”.
 
E per salvaguardare uno sviluppo equilibrato del territorio, è stato deciso di modificare quella delibera del 2009, “nella parte in cui viene dato l’indirizzo in ordine alle condizioni minime per l’esecuzione degli interventi edilizi diretti nelle zone territoriali B5, B6, C4 e C5 della frazione di Triscina di Selinunte, atteso che ad oggi tali condizioni, nonostante il notevole lasso temporale, non sono affatto realizzate”.
 
In pratica, nel singolo lotto si potrà costruire soltanto se è “già servito dalle urbanizzazioni essenziali”.
 
E’ evidente che il compito del prossimo sindaco, non sarà soltanto quello di proseguire le demolizioni già avviate. Tutti gli ex proprietari che si sono visti buttar giù la casa, pretenderanno legittimamente che la legge sia uguale per tutti, anche per coloro che hanno truccato i condoni.
 
Non sarà facile.
 
Egidio Morici per TP24.it

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