Castelvetrano. Il candidato Enzo Alfano risponde alle domande di Tp24

18 aprile 2019 di Egidio Morici

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Si chiama Enzo Alfano. È un pensionato, ex dirigente Unicredit, candidato sindaco col Movimento 5 Stelle.
 
Qual è, a suo giudizio, il primo dei problemi di Castelvetrano, la prima priorità che dovrebbe essere affrontata?
 
Il decoro prima di tutto, soprattutto nelle borgate. Speriamo di accogliere al meglio i turisti che verranno. Poi, appena ce ne sarà la possibilità, cercheremo di fare un’adeguata programmazione che tenga conto anche di una destagionalizzazione.
 
Come mai soltanto 19 candidati al consiglio comunale?
 
Siamo partiti con 40 nominativi. Alcuni degli attivisti del meetup avevano detto di sì e poi non se la sono sentita di metterci la faccia. Anche per questioni di famiglia, perché non avrebbero potuto impiegare il tempo necessario per fare bene il consigliere comunale. Poi si sono avvicinati tanti che, a nostro avviso, non presentavano quegli aspetti di moralità e di credo nel M5S che bisognava avere. Dall’esterno si è presentato qualcuno, dicendoci di avere a disposizione 500/1000 voti. Non abbiamo accettato.
 
La Lega ha appena inaugurato un circolo qui a Castelvetrano, anche se non partecipa a queste amministrative. Escluderebbe già da adesso un sostegno alla Lega per le elezioni europee di maggio? Ed un contratto di governo locale in futuro?
 
No, non sosterremo la Lega alle europee. Al momento c’è un’apertura di Luigi Di Maio sul ripensamento in futuro nell’apparentamento con delle liste civiche pure. Ma è soltanto una possibilità.
 
Che intende per liste civiche pure?
 
Che non siano legate a partiti.
 
Quindi no alla Lega e no, ad esempio, nemmeno a Legalmente Castelvetrano. Ma, pensate che la città possa davvero offrire delle liste civiche davvero opposte ai partiti?
 
Ad ogni modo, pensiamo che comunque non ci sarà nessun contratto e nessun apparentamento. Almeno, non abbiamo avuto indicazioni in tal senso. Poi, a tanti del nostro movimento la Lega è indigesta.
 
Possiamo sgombrare il campo dagli equivoci? Ci può parlare di questa sua parentela con l’ex ministro Angelino Alfano?
 
Mio padre e suo nonno erano cugini. Si tratta di una parentela di ottavo grado. Non abbiamo mai avuto alcuna frequentazione. Anche quando Angelino è stato presente qui a Castelvetrano, io non sono mai stato tra la folla.
 
Nel M5S c’è una sorta di avversione per le banche. Da ex direttore di banca, come la pensa?
 
Le banche hanno fatto tanti errori nel tempo, creando un eccessivo indebitamento per le famiglie ed essendo poco disponibili al credito per le piccole imprese. Noi, oltre a contare sul micro credito finanziato dai portavoce nazionali, abbiamo intenzione di istituire un ufficio europeo che sarà punto di riferimento per le piccole imprese che vogliano richiedere quelle facilitazioni attraverso la convenzione col comune.
 
Qualsiasi sindaco non potrà sottrarsi dal continuare il lavoro della commissione sulle demolizioni delle case abusive di Triscina. A fronte degli abusi già accertati, ce ne sono però altri 273 da accertare. E’ infatti emerso con chiarezza che, nelle foto aeree del 1978, quelle case non c’erano e quindi è impossibile che siano state costruite prima del 1976. Eppure tante risulterebbero sanate. Si occuperà anche di queste? Non si rischia se no che solo alcuni paghino per tutti?
 
Non c’è dubbio che gli abusi già accertati dovranno comportare gli abbattimenti. Abbiamo però cercato di prendere dei contatti con delle università, per una riqualificazione del territorio, risolvendo la questione di Triscina sia sul piano giuridico che ingegneristico. Certo, per chi abbia fatto false attestazioni, ci penserà la magistratura. Ma riqualificare Triscina è necessario, anche per gli investimenti immobiliari.
 
Ma se la riqualificazione sarà possibile senza dover abbattere le case, chi ha subìto la demolizione avrà già perso il treno.
 
Chi andrà ad amministrare, dovrà partire dall’anno zero, dal momento in cui ricoprirà quel ruolo. Io mi sto adoperando perché, una volta insediatomi a Palazzo Pignatelli, possa sfruttare subito queste relazioni con le università per cercare di salvare il salvabile.
 
C’è uno studio che dice che nel nord Europa ci sono circa un milione e mezzo di persone che vorrebbero fare degli acquisti immobiliari nel sud Europa, a cui la Sicilia appartiene, con una disponibilità che va da 200 mila a 500 mila euro. Noi metteremo in comunicazione le agenzie immobiliari straniere con quelle locali, in modo che queste ultime vedano il nostro territorio (anche per come sarà secondo quella visione urbanistica e commerciale che noi gli daremo), ottenendo un miglioramento del valore di quelle abitazioni che, anche se regolari, rischiano di avere un valore immobiliare minimo.
 
Nella lotta all’evasione, si legge dal vostro programma, farete una netta distinzione tra i “furbetti” e chi davvero non è in grado di pagare. Andrete a cercare quelle realtà imprenditoriali in cui le tasse non si sono mai pagate, ma che magari hanno la possibilità di spostare un bel numero di voti?
 
Saremo severi, perché dovranno pagare tutti coloro che sono nelle condizioni di farlo. Certamente non saremo così sciocchi da far chiudere delle attività che danno lavoro, perché ci devono dei soldi. Saremo un’amministrazione che starà per le strade e per i locali, staremo in mezzo alla gente. Non segheremo l’albero per avere qualche frutto. Secondo i loro bilanci, guarderemo alla possibilità di rateizzazioni e rientri graduali.
 
Le operazioni Artemisia, Scrigno e tante altre, ci dimostrano che finora la politica è sempre arrivata dopo la magistratura. Voi in che modo pensate di poter arrivare prima?
 
Intanto con la certificazione della nostra lista. E poi con le decisioni preventive. Per esempio dobbiamo decidere se è opportuno affidare l’urbanistica e i lavori pubblici allo stesso assessorato, tenendo conto della relazione triennale sulla corruzione, stilata dal comune, in cui si evidenzia che proprio lì si annida la corruzione. Occorrerà lavorare bene anche nei processi concessori.
 
In due parole, perché votare Enzo Alfano?
 
Avrei potuto andar via dall’Italia e godermi la pensione in un paese dove ci sono meno tasse. Ho deciso invece di rimanere, perché vorrei essere ricordato come colui che ha creato una rivoluzione culturale, rimettendo il comune a posto dal punto di vista finanziario.
 
Egidio Morici per TP24.it

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