Castelvetrano. Il candidato sindaco Pasquale Calamia risponde alle domande di Tp24

14 aprile 2019 di Egidio Morici

1555100597-0-castelvetrano-candidato-sindaco-pasquale-calamia-risponde-domande-tp24

 

Si chiama Pasquale Calamia. È un architetto, da anni colonna portante del Partito Democratico di Castelvetrano.
 
In che modo Pasquale Calamia potrebbe rappresentare il nuovo? In questa ossessiva ricerca della persona che non abbia mai avuto un ruolo dentro al comune, lei come si pone?
 
Io non rappresento il vecchio della politica, perché non ho mai governato questa città.
 
Sono stato eletto consigliere comunale nel 2001 con i Democratici di Sinistra. E da allora sono stato sempre all’opposizione, tranne che nel primo periodo del governo Errante, nel 2012.
 
Ma il mio personale dissenso nei confronti di Errante si era già manifestato dopo i primi sei mesi e alla fine il Partito Democratico, nel gennaio del 2015, se n’è allontanato. Eravamo distanti anni luce dai metodi e dalla visione politica di Lo Sciuto, col quale Errante si stava per alleare.
 
Credo di essere una persona di esperienza, con capacità amministrativa. Cinque anni di uffici di gabinetto a Palermo, mi hanno fatto acquisire competenza e professionalità.
 
In più le dico con chiarezza una cosa: Pasquale Calamia ed il Partito Democratico i voti dei mafiosi non li vogliono. Ciò che vogliono è invece coniugare legalità e sviluppo, perché crediamo che sia davvero l’unica strada.
 
Cosa risponde a coloro che le imputano responsabilità sul dissesto finanziario?
 
Rispondo ricordando i fatti. Nel 2015 fu notificata al consiglio comunale una note della Corte dei conti.
 
Noi (il Pd, ndr) chiedemmo al sindaco di proporre le opportune correzioni. E si accodarono alla nostra richiesta anche consiglieri di altri partiti. La Corte dei conti infatti aveva ravvisato gravi carenze nella riscossione e eccessiva presenza di debiti fuori bilancio, che avrebbero potuto causare anche un dissesto finanziario. Alla fine la giunta rispose alla corte dei conti bypassando il consiglio comunale.
 
E adesso, come si fa per uscirne fuori?
 
Faremo una rateizzazione, così come aveva cominciato a fare la commissione straordinaria. Ma considereremo le fasce di reddito. Chi ha poco potrebbe beneficiare di una rateizzazione più lunga, Per chi ha di più invece i tempi si accorcerebbero. Nello stesso tempo occorrerà una gestione oculata della pubblica amministrazione.
 
In passato i mafiosi le hanno bruciato la casa. Si trattava del braccio violento di una criminalità che evolve sempre più velocemente. L’ultima operazione Artemisia ci ha presentato uno spaccato terribile fatto di politici e professionisti. Come farà a barcamenarsi in quest’ambito e riconoscere il nemico?
 
Io porterò dentro la mia storia. Vedere la propria abitazione bruciare è una cosa che ti segna, ma nello stesso tempo ti da la forza di andare avanti. In questi momenti capisci che ci sono molte persone che ti vogliono bene e comprendi che la parte sana della città è molto più grande rispetto a quanto si possa immaginare. Noi ci rivolgiamo a queste persone, con la consapevolezza che l’operazione Artemisia ha rivelato un tessuto malato, fatto di corruttele e clientele.
 
Molti mi dicono di non vedermi felice. E forse è vero, perché già da candidato sento il peso istituzionale in una città complessa, dove tanti si chiedono perché mai una debba farsi dei nemici. Ma io penso che bisogna stare con la schiena dritta, perché questo è l’esempio che dobbiamo trasferire ai nostri figli. Lavoreremo subito anche con le parrocchie, perché hanno l’occhio attento sulle sacche di povertà.
 
I pescatori del porto di Marinella di Selinunte stanno legittimamente protestando perché non possono lavorare a causa dell’intasamento di alghe e sabbia. Si ha la netta impressione che darebbero il loro voto a chi dovesse risolvere il problema. Lei però non è andato ad affiancarli nella protesta o a promettere una soluzione. Perché?
 
Non sono andato al porto perché in questo momento non posso dare soluzioni e ho rispetto del disagio delle persone. Io potrò chiedere però all’assessorato regionale di intervenire per garantire un diritto sacrosanto che è quello al lavoro. Ma chiederò anche un intervento definitivo che possa rendere un rifugio agibile 365 giorni all’anno, in modo da garantire a queste famiglie un reddito dignitoso, investendo il dipartimento Opere Marittime.
 
Io non sono per fare il grande porto turistico con chissà quanti posti barca. Vorrei soltanto un adeguato rifugio per permettere ai pescatori di poter lavorare. Occorrono conoscenze e competenze per poter aggredire la macchina amministrativa regionale. E noi ce le abbiamo.
 
Che mi dice invece del depotenziamento dell’ospedale di Castelvetrano?
 
E’ stata fatta una battaglia sbagliata. Andavano fatti i cortei per difendere la rete ospedaliera Gucciardi, approvata dai ministeri della salute e dell’economia, dove per Castelvetrano si prevedevano nove strutture complesse e si garantiva un’offerta sanitaria a tutta la Valle del belice.
 
Questo governo l’ha portato da nove a tre strutture, riducendo in realtà anche quelle di Mazara del Vallo. Una guerra tra poveri, portata avanti da dirigenti medici che sembrano non comprendere il decreto Balduzzi. E allora, proprio coloro che sono vicini all’attuale governo regionale, non hanno diritto di dire “Giù le mani dall’ospedale”.
 
In molti hanno criticato la scelta del Pd di astenersi in occasione delle ultime votazioni sul riordino della rete ospedaliera. Perché questa scelta?
 
Il parlamento siciliano è equiparato al senato della Repubblica, per cui l’astensione costituisce voto contrario. Sul punto c’è stata invece molta strumentalizzazione, dicendo che il Partito Democratico avrebbe dovuto fare le barricate. Invece non è vero. La protesta è stata fatta nelle sedi opportune. Ad ogni modo, se dovessi diventare sindaco, chiederei nei primi 15 giorni un incontro col direttore Damiani per poter intervenire sull’atto aziendale (che per la provincia di Trapani, non è stato ancora approvato) in modo da poter garantire qualche struttura complessa in più a Castelvetrano.
 
Perché Pasquale Calamia dovrebbe diventare sindaco?
 
Ci presentiamo col nostro simbolo e con la nostra faccia, perché non abbiamo niente da nascondere e non ci mascheriamo dietro liste civiche dove ci sono persone che più o meno indirettamente rappresentano questo governo regionale immobile e che non riesce a legiferare.
 
Siamo consapevoli che il Pd possa aver catalizzato delle antipatie a causa del suo ex leader Renzi. Ma a Castelvetrano noi ci presentiamo ognuno con la propria storia e la propria identità. Sono sicuro che le persone giudicheranno il nostro essere castelvetranesi e il modo in cui ci siamo comportati in questa città. Sono certo che i cittadini hanno bisogno di aria nuova e di essere riconosciuti per come in realtà sono nella maggioranza: delle persone per bene. Ed io sono qui per rappresentarle. Abbiamo bisogno di sentirci comunità, valorizzando le nostre bellezze.
 
Nessuno si salva da solo.
 
Egidio Morici per TP24.it

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Commenti

Copyright © 2014 Castelvetrano 500 firme. All rights reserved.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo sito sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.