Castelvetrano, la fine del commissariamento. Il bilancio di Caccamo

26 aprile 2019 di Egidio Morici

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Dopo la conclusione del corso di giornalismo organizzato a Castelvetrano da Tp24.it, una delegazione di corsisti e giornalisti è stata ricevuta dal commissario straordinario Salvatore Caccamo.
 
Ormai alla fine dei due anni di commissariamento, dopo lo scioglimento del comune per mafia nel 2017, il dottor Caccamo ha partecipato ad un’intervista collettiva, rispondendo alle nostre domande.
 
Rispetto alle altre città che lei, da commissario straordinario ha amministrato, qual è lo specifico di Castelvetrano?
 
E’ una realtà a se stante rispetto ad altre della regione. Il contesto di Castelvetrano lo si può riassumere brevemente nell’ultima operazione di polizia che ha riguardato questo territorio (Artemisia, ndr), dove sono emerse, non le contiguità o le infiltrazioni mafiose, ma una serie di situazioni correlate al mondo della corruttela che ha riguardato l’ente locale nella sua composizione burocratica. Da quando sono qui si sono succedute diverse operazioni di polizia che hanno comportato provvedimenti restrittivi e soprattutto sequestri di patrimoni.
 
Le criticità affrontate in questo comune non sono state dissimili da quelle degli altri, ma in questo contesto hanno assunto una rilevanza diversa. Dal Momento in cui mi sono insediato, mi è subito balzato all’occhio l’aspetto dei residui attivi e passivi, che già la Corte dei conti aveva evidenziato.
 
La cancellazione dei residui attivi per 34 milioni e dei residui passivi per 17 milioni, ha prodotto il noto disavanzo da 27 milioni, alla base del dissesto finanziario del comune.
 
Come si fa, con questo disavanzo, a garantire i servizi essenziali?
 
Si possono garantire dotando il comune di uno strumento finanziario che attualmente non c’è, ovvero un bilancio equilibrato.
 
L’Organismo Straordinario di Liquidazione dovrà gestire i debiti accumulati dal comune dal 2017 a ritroso e l’amministrazione dovrà curare prevalentemente le proprie entrate. In questo modo sarà possibile creare i presupposti per avere lo strumento finanziario e garantire i servizi minimi essenziali per il territorio: l’erogazione idrica, l’illuminazione, i servizi sociali… Le entrate potranno costituire un gettito certo per il comune, nel momento in cui si recupera tutto il pregresso. In altre parole, situazioni debitorie da parte dei contribuenti che vanno recuperate anche con azioni esecutive.
 
A Castelvetrano, qual è la percentuale di evasione dei tributi locali?
 
Ma, io posso dirle la percentuale di lotta all’evasione: si attesta circa al 2,5%.
 
Ciò vuol dire che le amministrazioni non si sono mai curate di adottare le azioni esecutive. Si tratta di provvedimenti coercitivi nei confronti del contribuente moroso, o di chi ha addirittura eluso i tributi locali. Pignoramenti presso i datori di lavoro e presso le aziende o le banche dove queste hanno i conti correnti.
 
Provvedimenti che le precedenti amministrazioni non hanno mai messo in pratica?
 
Con una lotta all’evasione del 2,5%, si può affermare che i provvedimenti siano stati manchevoli.
 
La commissione straordinaria, avendo adottato un regolamento sulla rateizzazione e compensazione di debiti e crediti tra cittadino ed amministrazione comunale, aveva tentato di recuperare il possibile, ma con risultati non ottimali. Ciò ha comportato che parallelamente si avviassero le azioni esecutive. Sono stati notificati diversi provvedimenti, sia a datori di lavoro per redditi di lavoratori dipendenti, che atti di pignoramento presso le banche.
 
Ci sono state campagne elettorali basate sulla critica all’operato della commissione straordinaria, non riuscendo a fare la differenza tra l’azione politica di un organismo eletto e quella tecnica istituzionale di una commissione imposta dal ministero. Questa “confusione” l’ha percepita anche in altri dei numerosi comuni che ha amministrato?
 
Questo comune, in epoche non molto remote, ha avuto dieci settori con dieci dirigenti. A questi dieci settori poi facevano capo i vari servizi con i relativi responsabili delle unità operative. Mi è capitato di amministrare dei comuni dove le figure dei dirigenti e dei responsabili erano davvero carenti. In quel caso, in via sostituiva, all’amministratore capitava di adottare spesso atti gestionali, al posto di quelli di indirizzo politico.
 
A Castelvetrano invece, era presente un’amministrazione politica che ha adottato atti gestionali pur avendo una articolata struttura tecnico burocratica alle spalle.
 
Nel corso di quest’amministrazione straordinaria, sono stati adottati più di una ventina di regolamenti che hanno modificato quelli precedenti che davano al sindaco e all’amministrazione politica la possibilità di sostituirsi al potere gestionale.
 
Oggi la figura del dirigente è stata rimossa e non esistono più i settori. Sono invece state create delle direzioni organizzative coordinate dai funzionari.
 
Ci sono state resistenze da parte del personale a questa nuova organizzazione?
 
No, perché l’obiettivo era il contenimento della spesa, vista la grave situazione finanziaria dell’ente.
 
Anche se si è andato a scardinare un modus operandi che nel tempo si era incancrenito, formando delle forme di agevolazione nei confronti di alcuni soggetti.
 
Ancora oggi mi trovo, insieme al segretario generale, a dovere mandare atti di diffida a funzionari che fino a qualche tempo fa ricoprivano queste funzioni apicali. Oggi, per esempio, numerose pratiche arrivate al Suap (lo Sportello Unico delle Attività Produttive) non sono state assegnate ai responsabili. E mi trovo a dover contestare la mancata assegnazione di diverse pratiche che, passati 30 giorni, senza alcun controllo, col silenzio assenso diventano delle vere e proprie autorizzazioni.
 
Oggi mi trovo a svolgere ancora verifiche sul perché non sono state trattate queste pratiche. Soprattutto quali siano e che effetti hanno prodotto.
 
È probabile che i dirigenti abbiano trasferito ai cittadini questa frustrazione nei confronti della commissione? Lei diceva che spesso le note che le persone inviavano al comune non venivano da loro prese in considerazione. Questo forse può aver creato un terreno fertile all’insofferenza dei castelvetranesi? Cosa succederà con l’insediamento del nuovo sindaco?
 
Chi siederà a questo posto, dovrà scontrarsi con una realtà complessa e delicata. Si troverà con un personale ridotto, dal momento che un buon numero sarà in quiescenza. Se le strutture tecniche non dovessero essere sufficientemente collaborative con l’organo politico, potrebbe succedere di peggio: il comune si potrebbe trovare nelle condizioni di non poter predisporre le progettazioni, rischiando di perdere i finanziamenti comunitari che ad oggi il Dipartimento per la programmazione della Regione ha già assegnato ai comuni che aderiscono all’Agenda Urbana.
 
A suo avviso, il prossimo sindaco proseguirà nelle demolizioni delle case abusive di Triscina? E soprattutto andrà avanti sulla spinosa questione di quegli altri 273 immobili nella fascia di inedificabilità, che però non figurano nelle foto aeree del 1978? Sono già emersi casi di sanatorie anch’esse abusive?
 
Le demolizioni sono un obbligo di legge al quale la commissione straordinaria non ha potuto sottrarsi. Ed anche il prossimo sindaco dovrà osservare la legge. L’obiettivo è anche quello di non creare disparità. Attraverso la comparazione delle aerofotogrammetrie sono appunto emersi ulteriori 273 immobili che dovranno ricevere la giusta attenzione. Noi ne abbiamo verificato già un piccolo campione ed in alcuni casi ci siamo trovati in presenza di autorizzazioni edilizie difformi rispetto alla normativa.
 
Egidio Morici per TP24.it

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