Il Riesame su Artemisia. La superloggia non esiste: deprecabile politica clientelare

27 maggio 2019 di Egidio Morici

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Nessuna superloggia segreta.
 
Per il Riesame l’interesse per la massoneria era di natura “esclusivamente elettorale”.
 
La dimostrazione, “anche solo indiziaria”, dell’esistenza di questa struttura associativa sarebbe carente.
 
Si tratta dell’inchiesta “Artemisia” dove, lo scorso 21 marzo, vennero arrestate 27 persone, tra cui l’ex deputato (ed ex componente della commissione antimafia regionale) Giovanni Lo Sciuto.
 
Alla base della loro scarcerazione però, non ci sarebbe soltanto quell’incompetenza territoriale da parte del Gip di Trapani, in favore del Gip di Palermo (luogo in cui, secondo il Riesame si sarebbe verificato il reato più grave, un accordo tra Lo Sciuto e un suo grande elettore con un falso contratto da portaborse per la moglie in cambio del sostegno elettorale).
 
Infatti, se per il gip di Trapani c’era una superloggia segreta che, a margine di una loggia massonica palese e regolarmente registrata, tentava di influenzare la politica e l’economia di Castelvetrano, per il Riesame invece “non emergono condotte di interferenza organizzate e pianificate dal sodalizio” ma solo “singoli rapporti di amicizia o colleganza tra alcune persone senza che sia emerso un organigramma o una mera distinzione tra i ruoli”.
 
E’ ciò che si legge nel provvedimento di scarcerazione di Gaspare Magro, il commercialista accusato di far parte di questa superloggia, dove viene spiegato che “le decisioni assunte da Lo Sciuto erano funzionali a soddisfare il suo esclusivo interesse ad ampliare il suo pacchetto di voti”.
 
Il Riesame fa anche rilevare un’intercettazione in cui emerge con chiarezza come, secondo Lo Sciuto, “l’appartenenza alla massoneria potesse nuocere alla candidatura del suo delfino”.
 
Un timore registrato il 29 giugno del 2016, durante le cancellazioni di massa dagli iscritti alle logge massoniche, proprio nel pieno delle indagini della Commissione parlamentare Antimafia nazionale.
 
Insomma, quella pizzeria non sarebbe stato teatro di incontri segreti, ma cornice di “contatti e relazioni funzionali a predisporre strategie politiche, in vista delle future elezioni”.
 
Finisce tutto in una bolla di sapone? Non proprio.
 
Secondo il Riesame rimane “l’attuazione di una deprecabile politica clientelare finalizzata a soddisfare l’interesse di Lo Sciuto ad ampliare il suo consenso elettorale grazie al conferimento di incarichi pubblici”.
 
Ulteriori tasselli di questa complicata vicenda giudiziaria saranno possibili non appena saranno pronte le motivazioni relative anche alla scarcerazione di Lo Sciuto, dell’ex sindaco Felice Errante e di Luciano Perricone.
 
In seguito alle contestazioni del Riesame, la Procura di Trapani valuterà sulla base di quali reati far progredire l’inchiesta (quello di far parte di un’associazione segreta non è l’unico), ferma restando la possibilità dei Pm di fare ricorso in Cassazione per evitare che tutto venga trasferito a Palermo.
 
L’unica cosa certa, almeno secondo il Tribunale del Riesame, è che la superloggia segreta non esiste. E che quella pizzeria non era un luogo di culto per la massoneria deviata.
 
Nei pressi, rimane una curiosa insegna con il nome del locale ed una scritta: “Il segreto della pizza? E’ un segreto!!!”
 
Egidio Morici per TP24.it

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