Castelvetrano. I primi giorni del sindaco Alfano, dalle incompatibilità alle demolizioni

19 giugno 2019 di Egidio Morici

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Sono trascorsi pochi giorni dall’insediamento del consiglio comunale e la carne al fuoco è tanta.
 
Abbiamo fatto qualche domanda al sindaco Enzo Alfano.
 
Un insediamento fiume, durato sette ore e dominato soprattutto dalla rilevata incompatibilità del consigliere Marcello Craparotta, perché parte in causa di un contenzioso con il Comune (ne abbiamo parlato qui). Che sviluppi ci sono stati?
 
Il consigliere Craparotta ha risolto, pagando il suo debito.
 
Ha mandato una nota specificando che l’incompatibilità, tecnicamente, non c’era nemmeno prima, perché il procedimento era stato chiuso. C’era stato un decreto ingiuntivo da parte del comune che però non aveva avuto seguito. Dalle visure effettuate non sono risultate proprietà da aggredire e l’azione esecutiva non avrebbe portato a nulla, creando all’Ente soltanto ulteriori spese.
 
Quindi, diciamo che giuridicamente il contenzioso non c’era più e quindi il consigliere Craparotta non poteva esserne parte. E’ una cosa che verrà spiegata nel dettaglio, al prossimo consiglio comunale
 
In ogni caso, oggi ha comunque pagato il suo debito. Ed insieme al segretario comunale, abbiamo inoltre chiesto all’ufficio tributi e all’ufficio legale se ci fossero cause di incompatibilità per tutti i 24 consiglieri comunali. L’ufficio tributi ha risposto che non ce ne sono. Aspettiamo soltanto la riposta dell’ufficio legale, in modo da risolvere la questione una volta per tutte, e continuare a lavorare in consiglio comunale.
 
L’Osl, per ripianare il debito causato dal dissesto finanziario, potrebbe vendere alcuni beni patrimoniali della città. Che possibilità ci sono per evitarlo?
 
Il mercato immobiliare della città è fermo. Si rischia di svendere una parte del patrimonio comunale che per noi potrebbe avere in futuro un valore storico e culturale importante.
 
L’Osl ha anche il potere di contrattare il debito con i debitori, speriamo che nel rapporto tra credito e debito, si possano evitare queste svendite.
 
Ma la capacità di riscossione del comune è sempre stata storicamente carente. Anche la Commissione Straordinaria alla fine non è riuscita a produrre molti risultati in questo senso. Perché dovreste riuscire voi?
 
Da sindaco, intendo fare un appello al pagamento, chiedendo ai cittadini di andare a pagare le tasse con regolarità. Non sarà una soluzione, ma mi aspetto qualche punto percentuale in più rispetto all’anno precedente. Se davvero la comunità ha dato fiducia a questa amministrazione, deve permetterci di poter lavorare.
 
Lei dice, il vero consenso potrebbe essere dimostrato così?
 
Sarebbe certamente un bel segnale. Anche se la questione è complessa. E qualche altro punto percentuale, lo si potrebbe recuperare in un altro modo. Per esempio, abbiamo visto che qualcosa non funziona nelle notifiche. Ne tornano indietro tante. E a volte, laddove c’è la dicitura “indirizzo incompleto”, ci siamo accorti che invece ci sono via, numero civico e tutto il resto. Oppure i casi contrassegnati con “indirizzo sconosciuto”; spesso, a guardare i nomi, si tratta di persone che, da castelvetranesi, conosciamo molto bene e potremmo pure chiamarli telefonicamente.
 
Su trenta buste tornate indietro i casi del genere sono più di uno. Ci chiediamo il perché. Certo, non sarà un’azione risolutiva, ma quantomeno ci permetterà anche qui di recuperare qualcosa. Ecco perché apriremo un’interlocuzione con l’ufficio postale.
 
Percepisce la vicinanza e la piena collaborazione dell’intero apparato tecnico burocratico del comune?
 
Ci sono alcuni responsabili di direzione che, entusiasticamente, tirano fuori problemi e soluzioni, mettendosi in gioco ed aiutando l’amministrazione. Altri devono ancora riaccendere la voglia di essere attori e partecipi del cambiamento. Ad ogni modo, credo che il primo a fare uno sforzo per essere più coinvolgente debba essere io.
 
Parliamo di illuminazione pubblica. Dopo mesi di buio, il quartiere Belvedere e qualche altra zona della città ha visto riaccendersi i lampioni. Come è stato possibile?
 
I tecnici mi hanno spiegato che in alcuni casi è come se scattasse il salvavita, dovuto ad un carico di tensione superiore a quello tarato. Noi abbiamo dato indicazione ai nostri tecnici di andare la sera a riaccendere i lampioni in queste zone dove si spengono a causa del differenziale. Il 25 giugno abbiamo un incontro con la ex Gemmo per affrontare in maniera risolutiva il problema.
 
Al momento c’è un nostro dipendente che la sera col motorino va ad accendere i pali, che poi si spegneranno per il solito motivo verso le tre di notte. Ma chiaramente non è la soluzione, è solo un pannicello caldo.
 
Beh, un pannicello caldo che però durante l’amministrazione commissariale non c’è stato. Se questa possibilità fosse stata offerta prima, il quartiere ne avrebbe potuto comunque beneficiare in termini di sicurezza. Insomma, il dipendente col motorino non ha pensato che avrebbe potuto fornire già da prima il suo aiuto?
 
Credo che i commissari, dovendo svolgere un lavoro molto complesso, forse non hanno avuto il tempo di scendere sotto la soglia dei capi di direzione. Bisogna chiedere a tutto il personale di che cosa si occupa. Avevo detto che la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata quella di sentire tutti i dipendenti comunali. Mi rendo conto di essere un po’ indietro, anche perché sono circa 400. Però, per affrontare le singole criticità, lo sto facendo. Per esempio, mi è capitato di parlare anche con l’elettricista o il fontaniere nell’ambito dell’erogazione idrica.
 
Il volontariato è al centro di diverse polemiche, perché percepito in qualche modo come sostitutivo di un servizio che dovrebbe essere garantito dal comune. Qual è la sua posizione?
 
Attivisti e cittadini del movimento si sono prodigati per dare una mano a pulire il cimitero. Ma poi ci sono state altre iniziative di varie associazioni, alle quali naturalmente molti (compresi gli attivisti) hanno partecipato, senza alcun colore politico. E’ un approccio che abbiamo in qualche modo mutuato da altri comuni, ma non è affatto una sostituzione del lavoro dipendente.
 
Che risposta da’ a coloro che dicono che con 400 dipendenti, di personale a disposizione dovrebbe essercene parecchio? Considerato anche che alcuni servizi sono molto carenti ed altri affidati a ditte esterne.
 
Abbiamo fatto una riunione con i sindacati e ho detto loro che con gli assenteisti sarò molto severo.
 
Se verrò a conoscenza di episodi in cui qualcuno timbrerà il badge e poi andrà in giro a farsi i fatti propri, segnalerò subito la cosa alle forze dell’ordine, senza mezzi termini. E tutte le sigle sindacali mi hanno dato il loro unanime consenso, dal momento in cui difendono i lavoratori, non i dipendenti che non lavorano. Inoltre valuteremo in che modo modificare il part time da orizzontale a verticale, per rendere il lavoro più efficiente. Anche lì i sindacati sono d’accordo.
 
Le demolizioni a Triscina continueranno? Quante case sono state abbattute dal suo insediamento?
 
Da quando sono sindaco, credo un paio.
 
Al momento ci sono sei case demolite, i cui sfabbricidi sono in attesa di essere trasportati presso le discariche. C’è da dire che dal 15 giugno al 15 settembre ci si dovrà fermare per la stagione balneare. Poi i lavori riprenderanno se le discariche saranno disponibili. Diversamente non potremo proseguire con gli abbattimenti, creando un problema ambientale gravissimo.
 
Come evitare che i rifiuti possano diventare i protagonisti dell’estate che è praticamente arrivata?
 
Il commissario ci diceva che potrebbe esserci la possibilità di usare il polo tecnologico di contrada Airone per il compostaggio dei rifiuti organici. Ma per comprarlo ci vorrebbero i fondi della Regione. Non è un percorso lungo e complicato, visti i tempi?
 
Ho già partecipato ad una riunione della Srr, di cui il comune ha una quota di partecipazione di poco più del 20%. Stiamo chiedendo l’affitto del polo tecnologico al curatore fallimentare, affidando la gestione alla Trapani Servizi, che è una società a partecipazione pubblica. In questo modo si eviterebbe di andare a fare ricerche di mercato o bandi di gara.
 
Sul protocollo d’intesa “Spiagge sicure” per la lotta all’abusivismo commerciale, molti hanno storto il naso, non ritenendola una misura prioritaria e soprattutto considerandolo un atto di contrasto nei confronti dei più deboli, ultimi anelli della rete della contraffazione. Perché iniziare proprio da lì?
 
Abbiamo ottenuto un fondo di 42 mila euro. Ed abbiamo già chiesto l’anticipo per l’acquisto delle telecamere e delle divise estive per la polizia municipale. Sarà una sicurezza a tutto tondo, che andrà molto oltre la vendita di prodotti contraffatti. In un comune in dissesto finanziario, credo che sia stata una scelta responsabile.
 
Castelvetrano, comune Plastic Free. Che ne pensa della proposta del Partito Democratico?
 
Ho già ringraziato il consigliere, mi sembra un’idea ottima. È un tema ambientale che sta nelle corde del movimento. Stiamo cercando di mettere a punto un testo inattaccabile dal punto di vista legale, in modo da non vanificare tutto.
 
Abbiamo letto l’ordinanza sulla microchippatura dei cani privati e abbiamo visto che c’è una novità. Ce ne può parlare sinteticamente?
 
E’ una scelta che hanno già fatto in altri comuni siciliani. In sostanza, fino ad ora, chi volesse microchippare il proprio cane tardivamente (non potendo indicare il microchip della madre), incorreva nell’applicazione delle sanzioni previste dalla legge. Con quest’ordinanza, fino al 31 dicembre del 2019, non verrà applicata alcuna sanzione. Per cui i proprietari di animali avranno il tempo di mettersi in regola senza conseguenze. Chiaramente, scaduto il termine, riprenderanno le multe. Che però non basteranno senza una corretta opera di sensibilizzazione alla microchipattura, che cercheremo di fare al meglio, aumentando i controlli. Nello stesso tempo occorrerà essere sempre vigili sulle sterilizzazioni. Ma contiamo anche di interfacciarci con l’Asp, in modo che oltre ai controlli sull’identificazione delle pecore, possano anche dare un’occhiata ai microchip dei cani da pastore. Una parte del randagismo viene proprio da lì.
 
Egidio Morici per TP24.it

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