Castelvetrano, L’assessore porta a casa sua un cucciolo investito. E sulle emergenze…

19 giugno 2019 di Egidio Morici

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Ritorna il problema del soccorso dei randagi feriti.
 
Annosa questione, causata dal fatto che negli orari e nei giorni di chiusura del canile, aiutare un cane randagio, magari investito da una macchina, diventa un’odissea.
 
Come ogni anno, nonostante il canile produca molte sterilizzazioni, i randagi sembrano moltiplicarsi.
 
E allora si fa presto, con l’approssimarsi dell’estate, a registrare casi di aggressione di cani che in branco tendono sempre ad inseguire gli scooter e le biciclette; poco tempo fa ad un signore su un mezzo a due ruote avrebbero dato un punto di sutura per un morso al piede.
 
Ma anche casi di animali investiti da quelli che poi scappano via.
 
La storia che vi raccontiamo di seguito, mette l’accento sul cosiddetto protocollo di emergenza.
 
Che spesso si ferma al primo gradino, quando il canile è chiuso.
 
“Qualche giorno fa hanno investito un cucciolo, nei pressi della Locanda di via Errante Vecchia.
 
Io ed alcuni amici abbiamo chiamato i vigili urbani – ci racconta Letizia Veneziano – Il comandante, dapprima ci ha risposto che non é assolutamente competenza loro e di non credere alle falsità che girano su Facebook sulla procedura che prevede di chiamare i vigili urbani in caso di animali feriti o randagi, perché non esiste alcuna procedura di emergenza.
 
Alle nostre rimostranze, ci ha poi assicurato che avrebbe contattato il personale del canile ed il veterinario reperibile per la presa in carico del cane ferito. Ma purtroppo nessuno era disponibile per aprire il canile, che al pomeriggio è chiuso”.
 
E se nessuno può aprire il canile, il veterinario reperibile non può intervenire, visto che il suo intervento sarebbe previsto soltanto presso la struttura.
 
“Per fortuna siamo stati aiutati dai volontari dell’associazione Enpa, che sono intervenuti per il primo soccorso, attraverso l’aiuto del loro veterinario – prosegue Letizia – Il cucciolo è stato visitato, è stata rilevata la rottura di una zampa posteriore, fatta una fasciatura e prescritto un antinfiammatorio. E alla fine, l’assessore Manuela Cappadonna l’ha tenuto nel suo giardino fino all’indomani, quando è stato preso in carico dal canile”.
 
Anche se per poco tempo (il rifugio sarebbe stato aperto l’indomani), è la prima volta che un assessore ospita a casa sua un randagio ferito, segnalato dai cittadini. Non era mai successo prima.
 
Le abbiamo chiesto il perché di questo gesto.
 
Non me la sono sentita di lasciarlo così, con la zampa fratturata, in giro per la notte. Tutto qui. Non ho fatto niente di speciale. E’ stata una scelta spontanea e personale, che chiaramente non ha nulla a che vedere con l’intervento comunale. In questo senso invece, nei prossimi giorni faremo un tavolo tecnico per mettere a punto un corretto protocollo di emergenza.
 
Convocherò il responsabile del canile, i veterinari dell’Asp, la polizia municipale e le associazioni animaliste che collaborano con questo comune.
 
Assessore, il problema è che da anni, se si presenta un’emergenza negli orari o nei giorni di chiusura del rifugio municipale, non esiste una figura comunale che possa aprire i cancelli della struttura. Per il resto è ovvio che il cittadino chiami i vigili, no?
 
Proprio così.
 
Purtroppo, in questo ambito, per il personale del comune non è prevista la reperibilità. Ma più di una volta, devo dire che ho trovato piena disponibilità. I dipendenti, quando hanno potuto, sono intervenuti per aprire la struttura di via Errante Vecchia e permettere il soccorso degli animali ed il loro temporaneo ricovero. Una cosa apprezzabile ma, ripeto, occorre un protocollo di emergenza funzionale, che sarà frutto di una concertazione e di un confronto.
 
Come dicevo, al tavolo tecnico inviterò anche le associazioni animaliste, che hanno sempre fornito un aiuto importante in termini di adozioni e di collaborazione volontaria con la struttura municipale e con i veterinari dell’Asp. Siamo sicuri che i loro suggerimenti saranno preziosi per cercare di mettere a punto un protocollo di emergenza che non è più possibile procrastinare.
 
Non abbiamo ancora invitato ufficialmente le varie associazioni, ma è una cosa che faremo tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima.
 
Una sua prima impressione delle associazioni?
 
Si tratta di persone che mettono davvero il cuore in quello che fanno. L’impressione è stata quindi ottima, nella quasi totalità dei casi.
 
Perché quel “quasi”?
 
Perché il rispetto delle persone dovrebbe essere reciproco. Io ascolto tutti, ma non posso consentire che qualcuno possa trattarmi con arroganza.
 
Qualche giorno fa, la presidente della Laica Liliana Signorello si è messa ad urlare dentro l’ufficio postale di Campobello, dove io lavoro, davanti ai clienti ed ai colleghi.
 
Sosteneva che io avrei avuto l’intenzione di escluderla dalla riunione con le associazioni (che, come dicevo, non è ancora stata messa in calendario), minacciando che avrebbe denunciato tutti quelli del Movimento 5 Stelle di Castelvetrano.
 
Io non ho nulla di personale contro la signora, ma noi non possiamo permetterci di collaborare (anche in termini di volontariato) con chi non ha ancora risolto i propri problemi giudiziari. Che, nel suo caso riguardano un processo penale per maltrattamento di animali, ancora in corso al Tribunale di Marsala.
 
Anche l’onorevole Valentina Palmeri ha visitato recentemente la struttura. Com’è andata?
 
La sua collaborazione è fondamentale. Fa parte della “Commissione speciale d’inchiesta sul fenomeno del randagismo in Sicilia” all’Ars. Abbiamo praticamente un portavoce delle nostre difficoltà.
 
Ha visitato il rifugio comunale. Lo ha trovato pulito, con i cani ben curati e custoditi.
 
Da parte nostra cercheremo di fare il possibile per migliorare le cose, sia in termini di soccorso per i randagi in difficoltà che nella tutela della sicurezza per i cittadini.
 
Egidio Morici per TP24.it

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