Deve al comune di Castelvetrano 4 mila euro, consigliere “incompatibile”. Ecco perché

3 giugno 2019 di Egidio Morici

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3.858,77 euro.
 
E’ per questa somma che il Comune, nel 2017, ha promosso giudizio innanzi al Tribunale civile di Marsala nei confronti di Marcello Craparotta, oggi neo consigliere del Movimento 5 Stelle a Castelvetrano.
 
Si tratta di rate d’affitto non pagate per un immobile di proprietà comunale nel Sistema delle piazze, con un contratto di 2.205 euro annui stipulato nel 2009.
 
Ed è per questo motivo che nella prima seduta di insediamento del consiglio comunale di venerdì scorso (ne abbiamo scritto qui), è stata contestata un’incompatibilità col suo ruolo; una causa sanabile, per esempio attraverso il rientro della somma.
 
Lo dice il Testo Unico degli Enti Locali, che distingue questo genere di casi rispetto alla pendenza di una lite in materia tributaria, che invece non comporterebbe alcuna incompatibilità.
 
Non rappresenta una causa di incandidabilità, che invece avviene in caso di condanne per determinati reati.
 
Né di ineleggibilità, che riguarda chi, nella competizione elettorale, può trovarsi in condizioni di vantaggio grazie all’ufficio o all’incarico ricoperto.
 
Diversamente, i 5 Stelle non avrebbero potuto certificare la lista da Roma.
 
Si dirà, ma è una questione di opportunità: se il movimento è diverso dagli altri anche nelle piccole cose, dovrebbe dare l’esempio. E anche quello è vero.
 
Ma attenzione, soprattutto nei social, a trasformare un consigliere con un’incompatibilità sanabile (anche facilmente), in una sorta di criminale.
 
A prescindere però di come la si voglia intendere da un punto di vista politico-elettorale, ci sono altri aspetti della vicenda che non possono essere taciuti.
 
Il primo è che il giudizio promosso per lo sfratto ed il recupero dei canoni non pagati, è stato ritenuto necessario dalla Commissione straordinaria nel 2017, ma ha un’origine molto più antica.
 
Infatti, la prima nota di intimazione del comune è dell’aprile 2015, riguardo a 2.480 euro di canoni non corrisposti.
 
Nell’aprile del 2016 invece è arrivata la nota dell’ufficio legale dell’ente, dove veniva comunicato che il “mancato pagamento della somma di € 3.858,77, oltre interessi per ogni singola scadenza al soddisfo, avrebbe comportato la risoluzione del contratto per grave adempimento del conduttore.
 
Infine, nel novembre successivo, è arrivata la nota in cui si avvisa dell’istanza giudiziale “al fine di conseguire il soddisfacimento del credito vantato dall’Ente e il conseguente rilascio dell’immobile locato”.
 
E siccome era stata manifestata l’intenzione di pagare a rate (che però era rimasta soltanto un’intenzione), nel febbraio del 2017 si era tenuta una conferenza di servizio in cui l’amministrazione aveva deciso di procedere.
 
Fino a quando, nel luglio successivo la Commissione straordinaria ha deliberato l’atto di citazione.
 
L’altro aspetto interessante è che le delibere di quel luglio, non riguardano soltanto l’attuale consigliere Craparotta, ma altre cinque persone, che però non hanno alcuna incompatibilità perché non si sono nemmeno candidate.
 
Cinque persone che fanno capo a cinque altri immobili, tutti ricadenti nel sistema delle piazze: imprenditori e commercianti che nel 2009 avevano vinto il bando di assegnazione dei locali del piano terreno di palazzo Pignatelli, che affacciano sulle piazze.
 
La pedonalizzazione delle piazze del centro storico aveva comportato una brutta desertificazione, con attività commerciali che avevano chiuso, si erano trasferite altrove, oppure avevano lamentato un crollo di fatturato.
 
Lo scopo era quello di rivitalizzare il centro pedonale.
 
Ma niente da fare, la cosa si rivelò un fallimento.
 
E il risultato di questo fallimento fu che la quasi totalità dei conduttori dopo qualche anno cominciò a non pagare più l’affitto.
 
Nel luglio del 2017, come dicevamo, le delibere della Commissione Straordinaria furono cinque, tutte nello stesso giorno.
 
Oltre al debito di Craparotta, abbiamo un locale che deve 3.465 euro, due che ne devono 7.140 ciascuno ed un altro che si attesta a quota 22.407.
 
Un debito complessivo di quasi 40.000 euro.
 
A voler sdrammatizzare, se tutti gli assegnatari del 2009 nei confronti dei quali è stato promosso giudizio, fossero stati eletti, il Comune avrebbe potuto tirare un sospiro di sollievo con delle entrate relativamente inaspettate.
 
Ed in tempi di dissesto finanziario, non sarebbe stato poco.
 
Egidio Morici per TP24.it

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