Castelvetrano e l’enigma Vaccarino/6. Il testimone chiave e le stragi

12 luglio 2019 di Egidio Morici

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… Antonio… Siamo soli… siamo soli contro tutti e tu ne sai qualcosa…”
 
A parlare è il Colonnello Marco Zappalà (allora Maggiore) della Dia di Caltanissetta.
 
E’ l’8 giugno del 2017 e all’altro capo del telefono c’è Antonio Vaccarino.
 
I due, in un’intercettazione riportata dagli investigatori, parlano di una persona che sarebbe stata disponibile a parlare di alcune riunioni di mafia avvenute a Castelvetrano, alle quali avrebbe partecipato anche Matteo Messina Denaro.
 
Riunioni di mafia. In cui sarebbero state pianificate le stragi.
 
E per farlo, secondo Vaccarino, nell’autunno del 1991 sarebbe stata ordita l’operazione Palma nella quale è stato poi arrestato a causa delle dichiarazioni del controverso Vincenzo Calcara. Operazione servita a sollevare un gran polverone per coprire proprio Messina Denaro, perché potesse agire indisturbato.
 
Vicende, molto dettagliate, descritte in una lunga lettera che l’ex sindaco di Castelvetrano invia a diversi destinatari, tra cui l’autorità giudiziaria di Caltanissetta.
 
Ciononostante non succede nulla: quelle notizie, veicolate anche al Csm, non avrebbero fatto partire alcuna attività investigativa per la ricerca del latitante.
 
In tutto questo, c’è una persona che potrebbe rivelare delle cose interessanti a conferma di quelle riunioni castelvetranesi per la pianificazione delle stragi. Una persona che avrebbe già detto quello che sa e che dovrebbe solo confermarlo. Secondo Vaccarino, un testimone chiave, una possibilità che non bisognerebbe lasciarsi scappare.
 
“Ho il dovere di dirti – dice Vaccarino a Zappalà – che sul problema, diciamo, della confidenziale
 
che nessuno abbia ancora assunto quella che obbligatoriamente è l’iniziativa… non fosse altro che per evitare che chi oggi è disponibile domani potrebbe non esserlo più… domani potrebbe… Dio non voglia, non esserci più…”
 
Da queste intercettazioni è davvero difficile pensare che Vaccarino volesse avvantaggiare la cosca, dal momento che anzi si lamenta col Maggiore Zappalà del fatto che, nonostante tutto, non si muova nulla.
 
ANTONIO VACCARINO: Ehm, si, ma io mi rendo conto che tu hai da fare con della gente che non vuole portare avanti nulla… […] o che è stato messo nelle condizioni, è stato messo nelle condizioni di non portarla avanti così come avevano incominciato a fare […] eh, e vabbè, ma io li metto davanti al fatto compiuto…
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: No, no, no… p.i…. dobbiamo fare…
 
ANTONIO VACCARINO: E vediamo come si giustificheranno poi…
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: Ci ho pensato bene… per tutelarmi e tutelarti,,, e tutelarci quindi, lo devo fare in un altro modo perché… Antonio… siamo soli… siamo soli contro tutti e tu ne sai qualcosa… che io…
 
ANTONIO VACCARINO: Ma intanto è arrivato… intanto è arrivato… deve arrivare questo che ho mandato ora… a questo seguirà un altro con la descrizione dettagliata di tutto che è già consegnata dal notaio… chiaro? E che è già arrivata al Consiglio Superiore della Magistratura… dove dico io però, non così vago… dove dico io… e poi vedremo, poi vedremo che giustificazione daranno quelli che hanno avuto nelle mani queste notizie e non le hanno sviluppate come è obbligo svilupparle, no per fare la cortesia a nessuno… […] perché diversamente si prendono in giro… si guardano allo specchio e si prendono in giro… è inutile andare a cercare come meglio fare per poterlo catturare quando.. dimostrano che…
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: …Okay Antonio… scusami… il telefono… no, no, dimmi stavi dicendo… perché…
 
ANTONIO VACCARINO: La dimostrazione che non vogliono catturare nessuno è data dal fatto che non vogliono venire a capo… onorando la verità che è già emersa tutta… tutta… tutta…
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: Io, io da qui non posso fare… dobbiamo cambiare strategia!
 
ANTONIO VACCARINO: No… eh… lo faccio io… lo faccio io…
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: No, no… guarda… è, è una mossa… molto molto rischiosa …pp.ii… ma fino a un certo livello oltre il quale ci andiamo solo a perdere quindi questo poi ne parliamo perché…
 
Il rischio di perdersi è forse diventato realtà il 16 aprile scorso, con gli arresti di Zappalà (ancora in carcere), Vaccarino (poi scarcerato) e Giuseppe Barcellona, l’appuntato scelto dei carabinieri che si trova ancora ai domiciliari per accesso abusivo al sistema informatico (caduta l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio).
 
Ma torniamo al testimone chiave.
 
Nell’agosto del 2017, Zappalà chiama Vaccarino.
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: Ehm… ho chiamato l’amico…
 
ANTONIO VACCARINO:
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: … Però… a parte s’è cagato sotto… nonostante gli abbia detto che ho bisogno di un incontro così… gli ho detto… è tutto… amichevole… riservato… tant’è che non l’ho mandato a prendere dalla pattuglia.. o invitato…
 
ANTONIO VACCARINO: Fatto bene!
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: Giusto?
 
ANTONIO VACCARINO:
 
ALFIO MARCO ZAPPALA’: Però si ma lui già subito … le mani avanti che… mi sembrava strano che non ha niente da dire … cioè mi è sembrata strana questa cosa… io avevo capito che invece… lui era… era pronto a questa chiamata…
 
Zappalà fissa comunque un appuntamento con lui per l’indomani mattina.
 
Al momento non sappiamo se poi il colonnello abbia incontrato il testimone e che cosa si siano detti.
 
Non sappiamo perché a Vaccarino siano arrivate le e-mail di Zappalà contenenti le trascrizioni dell’intercettazione, proprio mentre i due si trovavano a casa del primo.
 
E se queste siano in realtà partite da un computer della sede della DIA di Caltanissetta.
 
Non sappiamo nemmeno perché queste intercettazioni, ricevute da Zappalà nella metà di gennaio del 2017, siano finite nel computer di Vaccarino il successivo 7 marzo. Quasi un mese e mezzo dopo.
 
Sappiamo però che nel dicembre del 2018, il testimone finisce tra le 25 persone indagate e perquisite nell’operazione “Eris” coordinata dalla Dda di Palermo in cui arrestano anche Matteo Tamburello, imprenditore dell’eolico, figlio del boss di Mazara del Vallo, Salvatore, morto due anni fa.
 
Egidio Morici per TP24.it

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