Castelvetrano. L’antimafia nazionale ed il figlio del pentito parlano di Messina Denaro

2 luglio 2019 di Egidio Morici

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Il Presidente della Commissione parlamentare antimafia nazionale, Nicola Morra, è tornato a Castelvetrano.
 
In un incontro aperto al pubblico organizzato da Libera, dal titolo “Attualità delle mafie ed azione di contrasto dell’antimafia”, si è parlato dell’ultimo latitante Matteo Messina Denaro, insieme a Don Ciotti, al magistrato Roberto Tartaglia ed al giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo.
 
Morra ha messo l’accento sulle coperture massoniche
 
di cui godrebbe il capomafia castelvetranese che, una volta consegnato allo Stato dovrà rendere conto anche “delle commistioni e delle collusioni che ne hanno favorito la latitanza. E là ci sarà da divertirsi. Sono convinto, e non soltanto io – ha affermato il presidente dell’antimafia nazionale – che Matteo Messina Denaro sia sì oggi latitante per tante omissioni da parte dello Stato, ma forse anche per tante azioni da parte di qualche loggia massonica. E allora, che si sappia, non si guarderà in faccia nessuno”.
 
Secondo Morra, la mafie avrebbero effettuato un salto di qualità, “realizzando un connubio formidabile con la cosiddetta area grigia, allorquando a suo tempo, a partire dagli anni 70/80, hanno deciso di realizzare una straordinaria scalata della massoneria. E qui a Castelvetrano ne avete appunto memoria”.
 
Don Ciotti ha invece rilevato come si sia tornati indietro nell’azione della scuola
 
“Mi chiedo come sia possibile. Ero venuto anch’io tante volte in un liceo qui, a parlare. C’era un bravissimo Preside, Fiordaliso, generoso, che ha aiutato i ragazzi a prendere coscienza di questo male che deve essere chiamato per nome. Adesso a scuola non si può più parlare di mafia. Si può parlare d’altro, ma non di mafia. E tutti i manifesti attaccati dai ragazzi sono stati tolti”.
 
Roberto Tartaglia ha fatto un appello alla giovane figlia del boss, Lorenza Alagna,
 
ricordando “quell’articolo de L’espresso del 2013 in cui si diceva che la figlia di Matteo Messina Denaro, Lorenza Alagna, aveva abbandonato la casa dei familiari del padre e si intravedeva in questa scelta un possibile embrione di dissociazione. Non è stato purtroppo così”.
 
Ed infatti, come all’epoca avevamo scritto su Tp24, non ci fu alcuna ribellione.
 
Il magistrato, oggi consulente del presidente Morra, ha lanciato un appello alla giovane Lorenza, affinché lei “pretenda l’affetto da suo padre, pretenda che suo padre affronti le sue responsabilità e prenda l’esempio da una scelta nobile e coraggiosa come quella di Giuseppe Cimarosa e del padre Lorenzo (cugino acquisito del boss latitante, ndr)”.
 
Dietro la scelta di quest’ultimo di collaborare con l’autorità giudiziaria, ha sottolineato Tartaglia, c’è molto di Giuseppe Cimarosa, che ora “ha sulle sue spalle la responsabilità enorme di portare avanti, dopo la morte di suo padre, questa scelta eroica”.
 
“Questo non accadrà mai”. Ha risposto Giuseppe Cimarosa,
 
manifestando il suo pessimismo proprio sulla consapevolezza del fenomeno mafioso di una buona parte di cittadini castelvetranesi, nel suo incisivo intervento in sala, libero dall’ossessione di veicolare a tutti costi l’immagine di una città che reagisce in massa alla mafia.
 
Lo riportiamo integralmente:
 
La famiglia Messina Denaro ed i loro sostenitori, purtroppo, sono convinti di essere loro le vittime. Nella concezione di molti castelvetranesi c’è anche l’idea che esista chissà quale regia al di sopra di tutti che vuole distruggere questo territorio, facendo in modo che di questa terra si parli solo male.
 
E’ vero, abbiamo il parco archeologico, ma il vero personaggio mitologico ammirato da molti giovani è ancora Matteo Messina Denaro.
 
Mi spiace, ma io sono molto pessimista sulla reale consapevolezza dei castelvetranesi.
 
Faccio soltanto un esempio, raccontandovi questa storia.
 
Un mafioso di nome Antonino Lo Sciuto, ha preso l’abitudine di scrivere delle lettere dal carcere alla moglie avvocato che le pubblica sul profilo Facebook del marito.
 
Accade quindi che un condannato per mafia abbia un profilo attivo e scriva pubblicamente, dicendo di essere vittima dei magistrati e della giustizia.
 
Attacca mio padre, dicendo cose terribili ed attacca anche me.
 
La cosa gravissima però è che oltre 200 persone di Castelvetrano gli hanno manifestato solidarietà e consenso con i loro ‘mi piace’ ed i loro commenti.
 
Alcuni di questi li conosco.
 
La settimana scorsa mi è capitato di incontrarne uno che ha avuto il coraggio di dire a mia madre di aver avuto la pelle c’oca pensando a mio padre, dopo che aveva manifestato la sua solidarietà nel post di Lo Sciuto.
 
Ecco, a me non sono mai arrivate tutte queste manifestazioni di solidarietà quando è stata distrutta la tomba di mio padre.
 
E poi c’è la storia delle locandine.
 
Io mi occupo di spettacoli equestri; faccio tutti gli anni ad agosto uno spettacolo ed un mese prima diffondo le relative locandine.
 
Queste, dopo poco tempo vengono sistematicamente strappate via.
 
Alcuni negozianti si rifiutano persino di attaccarle. Per esempio, guai ad avvicinarci al bar dell’ospedale con una locandina del mio spettacolo. Una mia amica ostetrica è stata cacciata per aver chiesto di attaccarle (“Fuori da qui!”).
 
Questa è Castelvetrano! Certo non tutti sono così, ma temo che siano davvero in tanti.
 
Mi trovo ad essere isolato in un luogo dal quale certamente non devo essere io ad andarmene.
 
Non ero tenuto a fare quello che sto facendo, ma lo faccio perché credo che possa contribuire a costruire un mondo migliore di quello che ci hanno lasciato i nostri genitori. Ma dobbiamo essere tutti.
 
Il mio non è un rimprovero alle persone qui presenti. Ma per tantissimi, pensare alla mafia è l’ultimo dei loro problemi.
 
Prima di entrare qui, c’era un gruppo di persone sedute fuori, che ci stavano prendendo per i fondelli. Il chiacchiericcio si dice che non porti a nulla. Ma non è vero.
 
Il chiacchiericcio distrugge.
 
Tante persone vanno in giro a diffondere cose false ed io faccio sempre più fatica a vivere normalmente, uscire e parlare con la gente.
 
Adesso, di queste cose riesco a parlarne senza piangere.
 
Ma oggi la mia più grande conquista è che siano presenti qui con me mia mamma e mia nonna, che è la zia di Matteo Messina Denaro.
 
– – –
 
Ecco, questa dovrebbe essere una conquista di tutti.
 
Dovrebbe.
 
Egidio Morici per TP24.it

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